Le Lettere

Finita la favola di Banksy

Una delle favole più belle di questi tempi era il mistero sull’identità di Banksy, l’artista di strada. Ognuno poteva immaginarlo come voleva: giovane, agile, ribelle… Invece ora è stato rivelato il suo nome: non è né giovane né agile, stando alla foto che è circolata. Peccato che favola e mistero siano finiti.
Ivo Metta
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Gentile lettore, è un’inchiesta della Reuters che ha portato alla scoperta dell’identità di Banksy, le cui opere sono comparse sui muri delle città di mezzo mondo: Parigi, Kiev, Venezia, Napoli, Tokyo, New York, Betlemme e tante altre. Capolavori in pochi tratti, opere tra le più suggestive in materia di critica e satira sociale: la bambina che perde il palloncino a forma di cuore, la vietnamita ustionata dal napalm condotta per mano da due clown americani, la donna islamica velata in viso ma con il corpo seminudo… L’artista è un inglese nato a Bristol nel 1973, di cui non ripeto il nome perché non sono d’accordo con lo svelamento della sua identità. Se un artista vuole rimanere segreto, ha tutto il diritto di farlo. Inoltre, come scrive l’avvocato di Bansky nell’atto legale contro la Reuters, “lavorare sotto anonimato o pseudonimo serve interessi sociali fondamentali” poiché permette a un artista di “dire la verità al potere senza timore di ritorsioni o persecuzioni”. Consente anche, aggiungo, di esprimersi senza i condizionamenti derivanti da lavoro e frequentazioni sociali. Se domani Banksy dovesse dipingere qualcosa che non aggrada a Trump o a Netanyahu, l’America saprà chi sottoporre a sanzioni, com’è accaduto a Francesca Albanese, che purtroppo non può agire sotto anonimato