Dal fisco ai bonus a pioggia. Si dà di più a chi non ha bisogno. La sociologa Saraceno boccia la politica del Governo: “Sul Reddito di cittadinanza abbiamo parlato al vento”

La sociologa Saraceno boccia la politica del Governo: "Sul Reddito di cittadinanza abbiamo parlato al vento".

L’ultimo rapporto Oxfam rileva che la pandemia ha aggravato le condizioni economiche delle famiglie italiane e rischia di ampliare i divari. Chiara Saraceno, sociologa, che ne pensa?
“Non è una novità. Si tratta di una cosa in parte già detta e anche documentata che sia aumentata la povertà. Ma, attenzione, non sono peggiorate le condizioni di tutte la famiglie italiane ma solo quelle il cui lavoro è stato più colpito. Penso ai redditi provenienti dal turismo e dal commercio o a chi aveva contratti temporanei che magari non sono stati rinnovati. Alcune famiglie sono diventate povere e altre non solo non hanno perso reddito ma anzi hanno potuto risparmiare. Sono aumentate così le disuguaglianze. La Borsa paradossalmente è andata molto su l’anno scorso. Chi partiva avvantaggiato perché aveva ricchezza mobiliare e poteva investire l’ha fatto”.

RAPPORTO DEL COMITATO SCIENTIFICO PER LA VALUTAZIONE DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Le donne sono state duramente colpite dalla crisi pandemica.
“È stata una crisi che ha colpito soprattutto giovani e donne perché più concentrati nei settori colpiti dalle chiusure come il commercio, il turismo, i servizi. Una crisi che ha colpito le possibilità di conciliazione mostrando quanto tutto ricada sulle spalle delle donne”.

La ripresa occupazionale del 2021 non è trainata da lavoro stabile.
“Era già successo con la ripresa molto lenta e tardiva dopo la crisi del 2008. Noi eravamo arrivati alle soglie della pandemia, nel 2019, a un punto in cui non avevamo recuperato tutti i posti di lavoro persi. E anche quelli recuperati erano ‘a tempo’ e adesso sta succedendo lo stesso. In modo più estremo, direi. Sta sparendo anche il lavoro autonomo. E questo perché in parte le imprese non si sentono sicure e in parte perché questa sta diventando la regola del gioco del mercato”.

Contro il lavoro povero è giusto introdurre il salario minimo?
“Io sono favorevole perché se è vero, come dicono i sindacati, che ci sono i salari intercategoriali che sono già una forma di salario minimo è anche vero che in molti settori questo non c’è. Penso al turismo ma anche al commercio in cui ci sono salari anche legali che sono molto bassi. Ragionando sul lavoro congruo rispetto ai percettori del Reddito di cittadinanza si è visto che ci sono salari legali inferiori agli 800 euro. È anche vero che il salario minimo non risolve la questione che è molto in crescita del part time involontario. Un salario minimo ma misurato su un orario di lavoro ridotto può non essere sufficiente. Non è risolutivo rispetto ai lavoratori poveri e alle famiglie dei lavoratori poveri. In Italia c’è un così alto tasso di lavoratori poveri non solo perché abbiamo bassi salari ma anche perché tante famiglie sono monoreddito”.

Oxfam boccia la revisione dell’Irpef operata dal Governo perché finisce per agevolare soprattutto i ceti medio-alti.
“L’ho scritto anch’io. Si poteva fare diversamente. Ma ora sembra che bisogna fare tutto per il ceto medio-alto. Allo stesso modo trovo inopportuni i bonus che vengono fruiti dalle persone abbienti che possono permettersi di ristrutturare casa, di comprarsi il monopattino e di cambiare la tv. Almeno bisognava badare a non aumentare le disuguaglianze”.

Oxfam dice che il Governo ha ignorato le proposte fatte dal Comitato da lei presieduto sul Reddito di cittadinanza.
“Nulla è stato accolto anzi sono andati in direzione opposta. L’inutilità del nostro lavoro è stata plateale. Il fatto è che sul Reddito di cittadinanza c’è una narrazione negativa trasversale. E contemporaneamente da parte dei 5Stelle un atteggiamento molto rigido nella salvaguardia del loro totem. Basta che rimanga fermo l’importo dell’assegno, per il resto pare che tutto possa andare. Entrambe le cose le trovo scandalose”.

Che consiglio darebbe al Governo?
“Che è urgente investire molto di più nella formazione e nel contrasto alla povertà educativa. Abbiamo alti tassi di abbandono scolastico con la prospettiva che si vada a ingrossare la fila dei lavoratori poveri. Le politiche attive non solo ‘ti offro un lavoretto’ ma anche rafforzare la formazione. Ora finalmente si discute della riforma degli ammortizzatori sociali in termini universalistici. Ci voleva la crisi pandemica per scoprire che tanta gente non aveva alcuna forma di protezione. E siamo arrivati all’assegno unico: ci abbiamo messo 30 anni ma ce l’abbiamo fatta”.

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