Fisco, Ragioneria, Palazzo Chigi: valanga di nomine in extremis. Valzer dell’ultima ora alle Direzioni delle Entrate. E Gentiloni conferma i consiglieri economici

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di Stefano Sansonetti

Ma non si poteva aspettare l’insediamento del nuovo Governo? La domanda trapela dai corridoi dell’Agenzia delle entrate, dove lo scorso 21 maggio, senza dare troppo nell’occhio, il Comitato di gestione ha disposto tutta una serie di spostamenti di super funzionari fiscali. A spiccare, in particolare, è stato il coinvolgimento di due delle più delicate Direzioni regionali delle Entrate. È così capitato che Cinzia Romagnolo, finora direttore regionale della Campania, sia stata scelta per guidare la strategica Direzione regionale della Lombardia. Percorso inverso per un’altra super funzionaria, Giovanna Alessio, che dalla Lombardia è passata all’altrettanto difficile Direzione della Campania. Una bella promozione dell’ultima ora è scattata per Alberta De Sensi, che da direttore regionale aggiunto del Lazio si è vista riconoscere la poltrona di direttore regionale del Friuli Venezia Giulia.

Blindature – I profili premiati, è appena il caso di ricordare, non sono soggetti a spoils system. “Tagliola” che, invece, potrebbe riguardare il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, nominato nel 2017 dal Governo di Paolo Gentiloni: come tutti i mega dirigenti di Stato rischia di non essere confermato se il nuovo Esecutivo pentaleghista, come si vocifera, dovesse optare per una figura diversa. Ma i rassemblement dell’ultima ora non hanno certo riguardato solo il perimetro del ministero dell’economia sin qui guidato da Pier Carlo Padoan, che in extremis ha anche confermato il Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco (considerato molto vicino a Mario Draghi). Nei giorni scorsi La Notizia ha ricordato come lo stesso Gentiloni avesse nominato all’ultimo minuto gli organi di governo della Fondazione Human Technopole, deputata a far decollare l’ormai famosa “Cittadella della scienza” sui terreni dell’Expo. La scelta è caduta sull’economista Marco Simoni, già calendiano, poi renziano, infine gentiloniano.

Il precedente – In realtà il premier uscente, che si era trovato in eredità Simoni come consigliere economico, aveva già provveduto a rinnovare la consulenza all’economista dall’8 settembre 2017 al 30 giugno 2018 (quando era chiaro ci sarebbe stato un nuovo Governo), al “costo” di 105 mila euro. Tra i consiglieri economici di palazzo Chigi, in questo caso di più marcata estrazione renziana, è riuscito a strappare una conferma in extremis anche Simone Tani, che come Marco Simoni è stato finora inquadrato nel Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica di Palazzo Chigi. L’operazione, pure qui decisa da Gentiloni, ha confermato l’incarico di Tani dal primo febbraio 2018 al 30 giugno prossimo, per un compenso di 80mila euro lordi (per cinque mesi, quindi, almeno a stare alle griglie pubblicate dal Governo). Il decreto di Gentiloni, in particolare, risale al 15 gennaio di quest’anno, ma la comunicazione ufficiale è arrivata soltanto in aprile.

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