Fitto manca gli obiettivi. Non si sblocca la terza rata del Pnrr

Al palo le proposte di modifica al Pnrr. Rischiamo di perdere 19 miliardi. E l'alibi dello scaricabarile non regge più.

Fitto manca gli obiettivi. Non si sblocca la terza rata del Pnrr

Ogni giorno pare quello buono perché finalmente venga annunciato lo sblocco della terza rata del Pnrr da 19 miliardi, legata al raggiungimento dei 55 obiettivi entro dicembre 2022. E ogni giorno puntualmente si assiste a un nuovo rinvio. “In relazione alla terza richiesta di pagamento dell’Italia nell’ambito del Pnrr, la Commissione ricorda che i lavori sono ancora in corso. Sono in corso scambi costruttivi con le autorità italiane e ulteriori informazioni vengono fornite ove necessario. Comunicheremo la conclusione della nostra valutazione non appena raggiungeremo quella fase”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Veerle Nuyts.

Al palo le proposte di modifica al Pnrr. E l’alibi dello scaricabarile non regge più

Una fase indubbiamente un po’ lunga. La richiesta della terza rata è partita alla fine dello scorso anno. Il primo rinvio per la valutazione risale a febbraio, poi ne è seguito un altro e un altro ancora. In tutto sono passati sei mesi e dei 19 miliardi non vi è traccia. Pare che gli ultimi dubbi si fossero concentrati sul target degli alloggi universitari. La premier, a margine del Consiglio europeo, ostenta sicumera. “Non si aggrava la situazione sulla terza rata del Pnrr. Gli spoiler che cercano il minare il nostro lavoro non stanno centrando l’obiettivo. Sulla quarta il lavoro è in corso ed è lungo”, dice Giorgia Meloni.

Ma prima di affrontare il discorso della quarta rata vale la pena spendere altre due parole sulla terza. Un articolo sull’edizione online del Foglio ha rilanciato la notizia che la Commissione, per uscire dallo stallo in corso da febbraio, avrebbe offerto all’Italia il pagamento della terza tranche con una piccola decurtazione ma che Meloni avrebbe declinato l’offerta per ragioni di reputazione. Palazzo Chigi smentisce. “L’ipotesi non è attendibile, l’opzione non è mai stata sul tavolo”. E veniamo alla quarta rata su cui, checché ne dica la premier, si accumulano altre pene. Giusto ieri il governo ha bucato i 27 obiettivi del primo semestre di quest’anno legati alla quarta rata da 16 miliardi.

Dopo gli asili dubbi pure sugli alloggi universitari. Rischiamo di perdere 19 miliardi

E per quanto la premier si ostini a giocare allo scaricabarile, anche riservando (mercoledì scorso in Parlamento) un attacco di inusitata durezza nei confronti del commissario Ue Paolo Gentiloni (“Se avesse vigilato di più oggi andremmo più velocemente”), le responsabilità per questi 27 obiettivi falliti ricadono interamente sul suo governo. Oramai in carica da oltre otto mesi. La lista dei target non raggiunti è lunga. Spiccano quelli degli asili nido: entro ieri bisognava assegnare il 100% dei lavori per la costruzione di circa 265mila nuovi posti ma siamo fermi a poco sopra l’80%.

Poi ci sono le stazioni di rifornimento a idrogeno e l’obiettivo per l’affidamento dei lavori relativi alle 20.500 colonnine elettriche da installare nelle autostrade e nei centri urbani. Oltre al progetto per i nuovi studios di Cinecittà fermi al palo. Così la quarta rata se tutto va bene verrà richiesta solo tra un paio di mesi e il pagamento potrebbe scavallare quest’anno. Per le modifiche italiane al RepowerEu e alla rimodulazione del Pnrr, il ministro Raffaele Fitto punta a traslitterare alcuni progetti dal Recovery alla programmazione della politica di coesione 2021-2027. In tal modo, di fatto, l’attuazione del progetto avrebbe tre anni in più per essere completata.

La deadline dei target e delle riforme stabilite dal Recovery fund è nel 2026, quella per la spesa dei fondi europei di Coesione arriva fino a due anni dopo il settennato in corso, ovvero il 2029. Ma Bruxelles ha fatto capire che sarebbe un bene se le proposte di modifica al Pnrr arrivassero prima della scadenza del 31 agosto ma il governo non pare sia nelle condizioni di assecondare le richieste dell’Ue.

 

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