Flat tax fino a 100mila euro. L’obiettivo del governo è dichiarato da tempo, ma le modalità per raggiungerlo sono ancora da definire. L’applicazione del regime forfettario per le partite Iva arriva oggi fino agli 85mila euro di ricavi e compensi l’anno, ma l’intenzione dell’esecutivo è di allargare questa soglia con la Manovra.
Un ampliamento del tetto è di certo la strada più semplice da percorrere, nonostante gli alti costi causati dai mancati introiti. Ma c’è soprattutto un ostacolo: l’opposizione dell’Ue. E allora il governo sta pensando a quello che il Sole 24 Ore definisce un binario parallelo: parliamo dell’ipotesi di applicare il regime agevolato oltre gli 85mila euro, ma sopra la soglia – quindi tra 85mila e 100mila – si prevedono comunque gli adempimenti Iva e si applica l’imposta in fattura.
Una soluzione del genere porterebbe la Lega a incassare la misura diventata ormai una delle bandiere di via Bellerio, ma soprattutto avrebbe il vantaggio di non contrastare l’attuale direttiva sull’Iva che fissa a 85mila la soglia da non oltrepassare per le agevolazioni. Vediamo, quindi, come potrebbe cambiare la flat tax e come, di conseguenza, cambieranno le tasse per le partite Iva.
Flat tax, come può cambiare nel 2027: la nuova soglia e i versamenti
Oggi con la flat tax non si applica l’Iva in fattura e gli autonomi sotto questa soglia non devono compiere gli adempimenti come la dichiarazione e i versamenti. Se invece passasse questa ipotesi, chi supera gli 85mila ma non i 100mila di ricavi e compensi durante l’anno può rimanere nel regime forfettario fino al successivo periodo d’imposta. A quota 100mila, invece, si esce dal regime agevolato e si applica l’Iva.
Questa ipotesi sembra, al momento, prevalere su quella di un decalage dell’agevolazione, che scenderebbe al crescere dei ricavi. C’è però il nodo delle coperture: il passaggio da 65mila a 85mila euro della soglia, risalente al 2023, ha avuto costi superiori a quanto atteso, con un minor gettito pari a 495 milioni soltanto nel 2024. Il rischio è che quella situazione si ripeta: un problema non di poco conto per una Manovra che parte con il grosso problema delle risorse.
C’è poi un’altra soglia su cui decidere, quella per i dipendenti e i pensionati che accedono al forfettario in caso di seconda attività con partita Iva. Negli ultimi due anni questo limite era fissato a 35mila euro, ma se non si intervenisse di nuovo entro fine 2026, si tornerebbe a 30mila euro. Forza Italia vorrebbe far salire questa soglia a 40mila e la vorrebbe rendere strutturale, ma il problema è ancora una volta quello delle risorse, e il rischio è che non venga confermato neanche il limite dei 35mila euro.