Alla fine il capro espiatorio è stato sacrificato. Ieri, dopo un giorno e mezzo di passione, l’indifendibile Gabriele Gravina ha presentato le dimissioni da presidente della Figc. La decisione (scontata) è stata comunicata nel pomeriggio dopo il vertice con le componenti federali in via Allegri.
“Dopo tanti anni c’è un sentimento di grande amarezza, ma anche di grande serenità”, ha dichiarato, “Ringrazio tutte le componenti che anche oggi mi hanno dimostrato sostegno, grande stima e affetto, ma anche insistenza nel continuare, ma la mia scelta personale era una scelta convinta e meditata”. Con lui ha dato l’addio anche Luigi Buffon e pure Gennaro Gattuso potrebbe salutare a breve.
Derby Malagò-Abete, cambiare tutto per non cambiare niente
Il 22 giugno la data fissata per le elezioni del suo sostituto. L’ambita poltrona se la giocherebbero l’ex presidente del Coni, Giovanni Malagò, reduce dalle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, e Giancarlo Abete, già alla guida della Federcalcio dal 2007 al 2014. Giusto per parlare di “rinnovamento”…
Di sicuro l’addio di Gravina dopo la seconda mancata qualificazione Mondiale ha fatto gioire la maggioranza di centrodestra, che spera in questo modo di convogliare il malcontento dei tifosi sull’ormai ex-presidente, nascondendo i fattori di crisi sistemica che minano il calcio italiano.
Quelli che Gravina aveva annunciato di voler “discutere” davanti alla Commissione Cultura della Camera nella convocazione dell’8 aprile, come la cronica instabilità economica del sistema calcio, la tassazione folle, la mancata ridistribuzione dei proventi delle scommesse, le norme (negate) per aiutare i giovani talenti, la riduzione del campionato a 18 squadre ecc…
Tutti temi oggettivi, che la politica avrebbe il compito e l’obbligo di affrontare, ma che non affronterà. Tanto che la convocazione dell’8 aprile è stata subito cancellata dopo la notizia delle dimissioni di Gravina dal presidente della commissione, il meloniano Federico Mollicone, suscitando lo “stupore” della Figc, la quale ha fatto sapere che la relazione di Gravina sullo stato di salute del calcio italiano sarà comunque resa pubblica.
Pirondini: “Abodi venga in Parlamento a spiegare come vuole riformare il calcio”
“Se qualcuno crede che le dimissioni di Gravina riporteranno di colpo il calcio italiano ai fasti degli anni ’90, è un illuso”, ha dichiarato il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini, “Il passo indietro era il minimo sindacale. Ma è evidente che siamo davanti a una crisi di sistema che coinvolge tutti i livelli del calcio, e che riguarda tali e tanti temi da non esaurirsi di certo con queste dimissioni”.
“Apprendiamo dai giornali che il ministro Andrea Abodi si sarebbe recato a Palazzo Chigi”, ha continuato il 5S, “Noi crediamo che questa crisi sportiva, ma anche industriale e soprattutto identitaria per un Paese come il nostro, non possa essere affrontata in questo modo. Chiederemo che Abodi venga in Parlamento a riferire su quanto sta avvenendo, sulle prospettive per le prossime settimane, ma soprattutto su cosa si intende fare per riformare dalle fondamenta un sistema che è profondamente malato”.