Flotilla, inizia lo sbarco degli attivisti: Ben Gvir li deride e persino Meloni è costretta a intervenire

Iniziato lo sbarco degli attivisti della Flotilla, il ministro Ben Gvir li irride e umilia. Il governo italiano finalmente reagisce.

Flotilla, inizia lo sbarco degli attivisti: Ben Gvir li deride e persino Meloni è costretta a intervenire

Nessuna condanna. Neanche stavolta, almeno fino a che non sono arrivate le immagini del ministro israeliano, Ben Gvir, che praticamente irride gli attivisti della Flotilla. Prima solo un timido invito a liberare gli attivisti della Flotilla, o almeno quelli italiani, al più presto. Questa è stata la reazione del governo italiano e del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di fronte al nuovo abbordaggio da parte della Marina israeliana, che ha fermato tutte le imbarcazioni della Flotilla, trattenendo anche 29 italiani, tra cui il deputato M5s Dario Carotenuto.

Poi le immagini del ministro israeliano, di fronte agli attivisti derisi e umiliati, cambiano tutto. E una nota congiunta della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dello stesso Tajani definisce “inaccettabili” quelle immagini: “È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti”.

Stavolta, finalmente, il governo reagisce, anche se non sull’abbordaggio israeliano: “L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano. Per questi motivi, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale convocherà immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto”.

Inizio lo sbarco degli attivisti della Flotilla

Lo sbarco del primo gruppo di attivisti è iniziato questa mattina nel porto di Ashdod, come riferito in una nota dalla Farnesina. Un secondo gruppo dovrebbe arrivare in giornata, intanto i funzionari dell’ambasciata italiana a Tel Aviv sono in contatto con le autorità del porto di Ashdod per prestare assistenza consolare e agevolare la ripartenza verso l’Italia. Secondo quanto emerge, gli attivisti dovrebbero essere trasferiti in una struttura dove avverranno le identificazioni prima di poter ripartire.

Di fronte al nuovo abbordaggio israeliano, 87 attivisti della Global Sumud Flotilla che sono stati fermati in mare hanno iniziato uno sciopero della fame. La Flotilla ha affermato in un post su X che, per la seconda volta in tre settimane, l’esercito israeliano ha “rapito i loro compagni in acque internazionali”. La Flotilla ha chiesto il rilascio di tutti gli attivisti e ha invitato i governi a condannare quello che viene definito come un “atto di pirateria”. 

La condanna, però, arriva da ben pochi governi. E tra questi non c’è stato, sicuramente, quello italiano. Anche la nota della Farnesina della mattinata conferma una presa di posizione tiepida dell’esecutivo: il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha “avuto nella notte diversi contatti con il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar”, viene spiegato.

Ma come emerge dalla nota non c’è stata alcuna condanna (arrivata solo dopo il video di Ben Gvir), soltanto un invito a liberare gli attivisti italiani: “Tajani – scrive la Farnesina – ha insistito perché i cittadini italiani, fra cui un parlamentare della Repubblica e un giornalista, vengano liberati e messi in condizione di ripartire al più presto, insistendo perché vengano tutelati l’incolumità e i diritti di ogni singolo attivista”. Una posizione ben diversa rispetto a quella presa da altri governi, come nel caso del presidente sudcoreano, Lee Joe Myung, secondo il quale l’azione israeliana ha “oltrepassato il limite” detenendo dei cittadini del suo Paesi per motivi non validi secondo il diritto internazionale.