Franco Landella: a Foggia il sindaco leghista chiedeva mazzette per gli appalti. La destra nelle carceri batte tutti i sondaggi

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Sembra proprio che per sbloccare appalti fermi al palo da anni, a Foggia l’unica soluzione fosse quella di sganciare una mazzetta e godersi il risultato. Questo almeno è quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Foggia, guidata dal procuratore Ludovico Vaccaro, con cui è finito ai domiciliari il sindaco dimissionario della Lega, Franco Landella, a cui sono contestati i reati di corruzione e tentata concussione.

Franco Landella: a Foggia il sindaco leghista chiedeva mazzette per gli appalti

Uno scandalo che coinvolge anche la dipendente comunale nonché moglie di Landella, Daniela Di Donna, per la quale è stata disposta l’interdizione per 10 mesi dai pubblici uffici, e sono finiti ai domiciliari i consiglieri di maggioranza, Dario Iacovangelo, Antonio Capotosto e l’ex presidente forzista del Consiglio comunale Leonardo Iaccarino. Proprio quest’ultimo, noto alle cronache per aver esploso alcuni colpi di pistola dal balcone di casa a Capodanno, era stato già arrestato il 30 aprile scorso nell’ambito di un altro procedimento dove i pm gli contestano la corruzione, la tentata induzione indebita e il peculato.

Stando a quanto accertato dagli inquirenti in questo inedito troncone d’inchiesta, il primo cittadino leghista avrebbe incontrato un agente della società “Gi-One”, in quanto interessata all’aggiudicazione di un appalto, da 53 milioni di euro, per i lavori di riqualificazione e adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione a Foggia. Una gara che la città attende dal 2016 ma che è sempre rimasta bloccata. Così, per smuovere le acque, Landella chiede una mazzetta da 500 mila euro, poi ridotta a 300 mila, facendo percepire all’imprenditore che bisognava agire subito.

La destra nelle carceri batte tutti i sondaggi

Peccato per lui che l’uomo non solo non sgancia il denaro, ma registra le richieste e denuncia tutto in Procura. Ma al primo cittadino viene contestato anche un episodio di corruzione relativo a una tangente da 32mila euro, ricevuta dall’imprenditore edile Paolo Tonti. In cambio del voto favorevole alla deliberazione per la proroga del programma di riqualificazione urbana a cui era interessata l’azienda di Tonti. Denaro che, come accertato dai pm, è stato consegnato alla moglie del sindaco.

Uno tsunami giudiziario che imbarazza il centrodestra e che sembra destinato a regalare ulteriori colpi di scena. Da giorni, infatti, l’ex presidente del consiglio comunale Iaccarino sta vuotando il sacco coi magistrati e per questo il procuratore Vaccaro ha detto che “le indagini sono ancora in corso” e che l’inchiesta che ha travolto Landella oltre a intercettazioni e pedinamenti ha potuto contare proprio sulle rivelazioni di Iaccarino. Che la vicenda sia tutt’altro che chiusa lo conferma il questore di Foggia, Paolo Sirna, secondo cui gli indagati “sono molti di più” perché “ci sono altri consiglieri comunali rimasti a piede libero”.

Incastrato da una registrazione

Inevitabilmente con il deflagrare dell’inchiesta, infuriano le polemiche sull’amministrazione del centrodestra. “Ancora una volta la mia città viene umiliata e vilipesa davanti le cronache di tutta Italia per l’arresto del sindaco leghista Franco Landella. La politica non è e non deve essere questo” ha tuonato Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 Stelle in una nota.

“A Foggia manca da troppo tempo un senso di ordine morale e giuridico che va recuperato quanto prima. Lo Stato ha dato una sua risposta forte e concreta in questi ultimi mesi. Ma molti pezzi di questa città non possono dire di aver fatto lo stesso. E anzi sono troppi quelli che hanno girato la testa dall’altra parte. Permettendo ad un certo sistema di esistere. I cittadini meritano una giunta onesta e al servizio della città”, conclude Furore.

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