Fondi di coesione Ue, l’ultima giravolta di Meloni: da mai un euro in missili e cannoni a 248 milioni alla Difesa

I Fondi di coesione dirottati anche sulla Difesa. Eppure Meloni prometteva che mai un euro di quelle risorse sarebbe servito al riarmo.

Fondi di coesione Ue, l’ultima giravolta di Meloni: da mai un euro in missili e cannoni a 248 milioni alla Difesa

Riavvolgiamo il nastro. Un anno fa, sempre a marzo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva annunciato il piano di “ReArm Europe”. A cui fece seguito il Consiglio europeo straordinario a Bruxelles. L’Italia, pur criticando il nome di quel piano definito una scelta infelice “perché non dava l’idea dell’intervento complessivo in una dimensione – quella della difesa e della sicurezza – che non riguarda solo gli armamenti ma anche aspetti come cybersicurezza, infrastrutture, ricerca e sviluppo”, decise di dargli la sua benedizione. Ma in quell’occasione fece sapere di essere contraria al “dirottamento” dei fondi di coesione all’acquisto di armi.

Nuova giravolta di Meloni: i Fondi di coesione dirottati anche sul settore della Difesa

Il governo, sottolineavano fonti italiane a margine di quel Consiglio Ue, stava conducendo una “battaglia”, anche in coordinamento con altri Stati membri, per evitare uno spostamento delle risorse di coesione verso la Difesa. L’Italia è infatti “contraria” a utilizzare per il riarmo europeo i fondi di coesione che devono invece restare “vincolati” agli obiettivi previsti. O meglio. Giorgia Meloni dava l’ok alla “volontarietà” sull’utilizzo dei fondi di coesione anche per la difesa perché non si opponeva al fatto che Stati che stanno al confine con la Russia possano considerare quella una loro priorità, ma sicuramente il governo italiano non intendeva “dirottare” fondi di coesione sulle spese per le armi.

Mai un euro di quei fondi in missili e cannoni

Il mese dopo, aprile 2025, la Commissione europea con il vicepresidente Raffaele Fitto presentò la proposta dell’esecutivo comunitario per riprogrammare su base volontaria i fondi di coesione, includendo la difesa tra le nuove ‘priorità’ di investimento verso cui dirottare le risorse insieme agli alloggi a prezzi accessibili, la resilienza idrica e regioni di confine. Anche in quell’occasione, il governo italiano assicurò che mai un euro di quei fondi sarebbero stati destinati al riarmo.

Ebbene ieri l’ennesima giravolta. L’Italia ha ufficializzato la decisione di riprogrammare oltre 7 miliardi di euro dai fondi di coesione Ue 2021-2027 verso cinque nuove priorità strategiche. Della dotazione complessiva di oltre 42 miliardi, sono stati riprogrammati 7.078 miliardi: la quota più consistente, pari a 4.665 miliardi, va alla competitività, seguita da 1.119 miliardi destinati alle politiche abitative. Risorse anche per la gestione dell’acqua (629 milioni), la transizione energetica (396 milioni) e, guarda un po’, anche la Difesa (248 milioni). Capito bene? Peccato che Meloni avesse detto il contrario e che nella sua dichiarazione trionfante di ieri abbia dimenticato di citare tra le priorità strategiche anche la Difesa.

Meloni dirotta 248 milioni al riarmo ma non lo dice

“L’Italia ha chiesto e ottenuto in Europa, nell’ambito della revisione di medio termine della politica di Coesione, un risultato molto significativo: la riprogrammazione di oltre 7 miliardi di euro, che saranno destinati alla competitività delle imprese italiane, alle misure per realizzare alloggi a prezzi calmierati e agli interventi sul fronte idrico ed energetico”, ha affermato in una dichiarazione la presidente del Consiglio.

Lo scippo alle Regioni: il commento di Pedullà (M5S)

“Se la sconfitta al referendum è un colpo terribile per il centrodestra, il prossimo bilancio europeo potrebbe essere il colpo di grazia. La Commissione di Bruxelles punta ad inserire in un unico capitolo i fondi di coesione e quelli della Pac (i contributi all’agricoltura). Un gioco di prestigio che serve a nascondere il taglio delle risorse necessario per finanziare le spese militari. Il fondo unico non sarebbe poi erogato alle regioni, come accade adesso, ma centralizzato a Roma, che provvederebbe successivamente a redistribuirlo. Questo comporterebbe una ulteriore negoziazione tra Stato e autonomie locali, che il governatore lombardo Attilio Fontana (Lega) ha bocciato sonoramente, insieme all’intero piano di Fitto. La posta in gioco è altissima, e non solo dal punto di vista politico ma soprattutto dal punto di vista economico, in quanto il taglio dei fondi metterà in ginocchio molti servizi regionali”, ha spiegato l’europarlamentare del M5S, Gaetano Pedullà.

“In questo quadro, che riguarda il prossimo bilancio pluriennale europeo, le regioni si vedono scippate già adesso di altre risorse, con centinaia di milioni dei fondi di coesione dirottati alle spese militari. Alla faccia di quanto aveva promesso la premier Meloni, che aveva negato in ogni circostanza il pericolo della sottrazione di fondi dei cittadini per acquistare missili e cannoni”, ha concluso Pedullà.