Fondi e previdenza privata. È ora di spingere l’economia. Le Casse non investono nello sviluppo del Paese. Chi lo farà avrà incentivi fiscali fino a 80 milioni

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Sergio Patti

Per prima l’ha capito l’Europa. Poi c’è arrivata l’Italia. Adesso manca solo che ci creda il mercato. Il tema è la massa di miliardi gestiti dai Fondi e della Casse di previdenza. Soldi che a differenza di quanto accade nei Paesi Ue qui sono collocati con una visione ultra prudente. Soldi che tra titoli di Stato e immobiliare non trovano quasi mai la via del sostegno produttivo all’economia reale. Nell’ultima legge di stabilità si è inserito così un incentivo, una defiscalizzazione fino a 80 milioni di euro, e tutta la trafila dei decreti è arrivata al capolinea a fine settembre, con il via libera dell’Agenzia delle Entrate.

TROPPA PRUDENZA – Siamo pronti perciò a vedere arrivare questa massa di denaro in infrastrutture, investimenti e crescita? L’aspettativa c’è tutta. A fare il punto è stato un convegno promosso da Ares e Prometeia, con la collaborazione di Valeur. Il Governo crede moltissimo in questa strada, come ha testimoniato lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ci crede a tal punto che correggerà subito la precedente esclusione dell’incentivo fiscale per le risorse allocate nel settore agroalimentare. Poi però sarà alla decisione autonoma e sovrana di Casse e fondi destinare un po’ delle loro risorse in direzioni più produttive. Su queste scelte il Governo è rispettoso dell’autonomia di ciascuno, ha detto Padoan. Il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta si è sbilanciato di più, auspicando che nel 2016 si arrivi a destinare almeno il 10% delle risorse del sistema pensionistico complementare in prodotti che attivino nuove iniziative economiche. Gli strumenti ci sono già e in futuro ce ne saranno di più, con i fondi comuni specializzati dotati di passaporto Ue. Il punto è che la prima missione di Fondi e Casse resta quella di garantire l’equilibrio dei conti e assicurare la pensione ai propri iscritti. Questa rivoluzione dà abbastanza garanzie?

IL TAGLIANDO – Domande del genere provano che a ormai venti anni dalla partenza della previdenza complementare in Italia è ora di fare un tagliando. Passare dalla prudenza alla crescita – come ha sottolineato il presidente di Assofondipensione Michele Tronconi – deve essere un obiettivo sentito e comune. Cosa che invece non è, come si è intuito dall’unico intervento del presidente di una cassa privata, Gianluca Pagliuca (ragionieri). Sostenere l’economia reale è un’occasione però anche per le casse. Il presidente Mefop Mauro Marè ha anticipato che il rendimento calato da oltre il 7% dell’anno scorso al 4,3% medio nel primo trimestre 2015 sta ulteriormente scendendo. Servono quindi investimenti diversi da quelli tradizionali. Parallelamente resta il tema del rafforzamento di tutta la previdenza complemetare. Meglio puntare sul convincimento dei lavoratori ad aderire, ha detto Tiziano Treu. Se però le adesioni non arrivano bisognerà pensare prima o poi a qualche forma di obbligatorietà.