Forniture di armi al Qatar. Così la Difesa se ne lava le mani, scaricando responsabilità su Farnesina e Onu

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E adesso cosa farà il Ministero della difesa italiano dopo l’isolamento del Qatar da parte degli altri Paesi del Golfo? Lo scorso 7 giugno, alla Camera, un folto gruppo di deputati a 5 Stelle ha chiesto lumi al dicastero guidato da Roberta Pinotti. E naturalmente ha fatto riferimento allo sviluppo di accordi commerciali che, in campo militare, vedono Fincantieri e Mbda (gruppo Leonardo) impegnati in una fornitura al Qatar di mezzi navali e sistemi d’arma per circa 5 miliardi di euro. Sfuggita quasi a tutti, il giorno dopo, con incredibile puntualità è arrivata la risposta del ministero, per bocca del sottosegretario Gioacchino Alfano.

La posizione – La prima parta della risposta appare un po’ “furbesca”, visto che secondo il Governo quella in corso non è “una cessione di materiale di armamento tra l’Italia e il Qatar”, ma si tratta di “un contratto tra l’industria nazionale (Fincantieri e Mbda Italia) e il Ministero della difesa del Qatar”. Precisazione che, francamente, non si capisce come possa cambiare la sostanza dei rapporti esistenti tra i due Stati. La seconda parte della risposta, poi, sembra configurare un vero e proprio scaricabarile. Il ministero infatti prosegue affermando che “le richieste delle imprese italiane per l’esportazione e la cessione di materiale d’armamento sono gestite dall’Uama, l’Unità autorizzazione materiali di armamento del Ministero degli esteri, che agisce caso per caso, attenendosi alla normativa italiana, europea e internazionale, acquisito il parere finale del Comitato consultivo di cui fanno parte i rappresentanti dei vari dicasteri”. Come dire: alla fine il responsabile numero uno per le autorizzazioni all’esportazione di armi è il dicastero oggi guidato da Angelino Alfano, che agisce attenendosi anche alla famosa legge 185/90, quella che sulla carta vieterebbe la cessione di armi ai Paesi in stato di “conflitto armato”. Con il terzo passaggio della risposta il ministero della Difesa circoscrive la portata dell’incidente diplomatico tra Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrain da una parte e Qatar dall’altra, accusato dai primi di appoggiare il terrorismo jihadista.

Il passaggio – Qui infatti la Difesa dice che “non vi sono embarghi, sanzioni o misure restrittive in corso nei confronti del Paese in questione (Qatar, ndr) da parte dell’Onu o dell’Unione europea”. Ove in queste sedi fosse decisa qualche misura “l’Italia vi si adeguerebbe prontamente”. Insomma, come si vede parliamo di una risposta in una certa misura sfuggente. Dopodiché l’interrogazione grillina chiedeva anche conto di quali intenzioni avesse il Governo per tutelare i militari italiani dislocati presso la base militare americana di Al Udeid, in Qatar. La risposta, sul punto, ha solo rilevato che “la presenza italiana è limitata a 4 militari con funzione di collegamento nazionale con le forze aeree Usa”. La stessa replica non ha fatto nessun cenno alla folta presenza di militari turchi nella medesima zona del Qatar, in un momento in cui il Paese di Erdogan ha apertamente preso posizione a favore del Qatar, come del resto ha fatto l’Iran (altro paese su cui la risposta governativa tace).

Il dettaglio – Sul punto è però curioso notare come tra i firmatari grillini dell’emendamento ci sia anche Angelo Tofalo, esponente pentastellato nel Copasir (Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti). E’ appena il caso di ricordare che qualche mese fa Tofalo è assurto agli onori della cronaca per contatti avuti in passato con Annamaria Fontana, imprenditrice napoletana finita in un’inchiesta per traffico d’armi in Libia e Iran. Proprio con la Fontana, Tofalo si recò all’epoca in Turchia per incontrare  l’ex premier libico Khalifa Gwell. Dettagli che sollevarono un vespaio di polemiche, con richieste di dimissione dal Copasir piovute sul capo dell’esponente grillino all’interno del Comitato di controllo. E così, alla fine della fiera, né i grillini nella loro interrogazione, né il Governo nella sua risposta, hanno voluto estendere il loro raggio di osservazione. Chissà come mai. Eppure la questione da affrontare nel Golfo non riguarda unicamente il Qatar, ma tutta la partita che si sta giocando intorno all’Emirato. Le cui principali sponde, come va emergendo nitidamente in queste ore, sono la Turchia e l’Iran. Insomma, un dettaglio non secondario sullo scacchiere mediorientale.

Tw: @SSansonetti

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