Forze dell’ordine low cost: vite a rischio per pochi euro. Nella Capitale l’organico è carente di circa 1800 poliziotti rispetto alle esigenze di pubblica sicurezza

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di Raffaella Salato

I bollettini medici che provengono dal centro riabilitativo specialistico di Montecatone, in provincia di Imola, probabilmente non varieranno per alcuni giorni ancora: al momento le condizioni del brigadiere Giuseppe Giangrande, ferito gravemente dal contestatore Luigi Preiti il 28 aprile scorso di fronte a Palazzo Chigi, rimangono stazionarie. Prima dell’avvio del percorso di riabilitazione, infatti, si renderanno necessari accertamenti clinici connessi alla lesione della colonna vertebrale cervicale, i cui esiti saranno verificabili solo tra alcuni giorni, ad una certa distanza temporale dall’episodio traumatico. Sarà comunque un miracolo se Giangrande riacquisterà l’uso normale delle facoltà motorie.
Nello stesso giorno della sparatoria nel centro di Roma, val la pena ricordarlo, a Maddaloni in provincia di Caserta un altro carabiniere perdeva la vita nel corso di una rapina ad una gioielleria. Due episodi molto diversi tra loro – uno più tristemente “normale”, se è accettabile utilizzare un aggettivo del genere quando si parla di morte violenta; un altro eclatante per modalità e cause – ma accomunati dal sacrificio dei garanti dell’ordine pubblico nell’esercizio delle loro funzioni.

In prima linea
Questi uomini, carabinieri o poliziotti che siano, operano nell’ombra e salgono all’onore delle cronache troppo spesso solo quando si consuma un dramma. Uomini che diventano facile oggetto di campagne di denuncia contro abusi, a volte reali (ma come si fa a determinare a tavolino, con la freddezza di un analista, quali azioni e reazioni siano ammissibili o giustificabili, legalmente o umanamente, in situazioni di estrema crisi ed emergenza?) e a volte presunti, ma della cui esistenza e del cui lavoro – peraltro sottovalutato e mal pagato – non si tiene normalmente conto.
Se infatti un carabiniere semplice non arriva a percepire più di 1600 euro al mese, e l’Arma patisce pesantemente il blocco delle assunzioni dovuto alla politica di spending-review (oggi, si conta solo un 20% di ingressi in questa forza armata rispetto al passato), la Polizia di Stato non se la passa meglio. Stando ai dati del Coisp (Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia), l’ultimo contratto nazionale è bloccato al 2008, guadagnando alla categoria il triste primato di essere l’unica fra tutti i dipendenti pubblici a non vedere il proprio contratto di lavoro aggiornato da cinque anni (gli altri comparti sono fermi al 2010).

Stipendi minimi
Un poliziotto di servizio alle Volanti – dunque sottoposto a rischio costante – percepisce uno stipendio mensile di circa 1300 euro, peraltro senza vedersi retribuiti per intero gli straordinari. Quanto alle carenze di organico, anche per la Polizia la situazione è drammatica: soltanto nella città di Roma, mancano più di 1800 agenti in servizio rispetto alle effettive esigenze di pubblica sicurezza (ed i dati risalgono a stime vecchissime, ormai divenute inattuali se si considerano l’aumento della popolazione e l’espansione dei confini urbanistici).
Ecco dunque che nei giorni in cui sono stati comminati gli arresti domiciliari ai poliziotti Canterini e Caldarozzi per i noti fatti dell’irruzione nella scuola Diaz a Genova durante il vertice G8 nel 2001, ha fatto da contraltare a quell’indelebile macchia sulla fedina del corpo di Polizia la vicenda del carabiniere Giangrande, colpito in servizio al posto dei politici – di lungo o di nuovo corso non importa – i quali, arroccati nei palazzi del potere, non vengono quasi mai a contatto con la rabbia e la disperazione della gente comune, che sfoga il proprio disagio su chi ha a portata di mano: sui familiari, sul vicino di casa, sul datore di lavoro, ed anche sui tutori dell’ordine pubblico, che spesso condividono con chi ne fa bersaglio la stessa disperazione e la stessa impotenza.