L’addio ai combustibili fossili divide da tempo chi lo considera un dramma e chi, invece, lo vede come un’opportunità. Tra questi ultimi c’è sicuramente Greenpeace International, che ha rilanciato il tema della cosiddetta “fossilflation”, evidenziando come ridurre la dipendenza dal petrolio e dagli altri combustibili fossili potrebbe portare benefici economici. Secondo le analisi dell’organizzazione ambientalista, la dipendenza dalle fonti fossili continua a esporre famiglie e imprese agli shock dei mercati energetici, con conseguenze dirette sul costo della vita.
Tra gennaio e agosto 2026, l’inflazione annua nell’eurozona è passata dall’1,7% al 3,2%. Secondo un’analisi di Greenpeace, se il prezzo del petrolio fosse rimasto ai livelli di gennaio, l’inflazione nell’area euro si sarebbe attestata al 2,2% ad agosto, anziché al 3,2% registrato. L’aumento dei prezzi dell’energia ha infatti contribuito in misura significativa all’accelerazione dell’inflazione.
“Il problema va oltre i singoli conflitti o picchi del prezzo del petrolio: finché le nostre economie rimarranno legate ai mercati instabili dei combustibili fossili, le continue turbolenze non faranno che pesare sui bilanci delle famiglie”, ha dichiarato John Noël di Greenpeace International. “I governi devono proteggere le persone dalla dilagante “inflazione fossile”, accelerando il passaggio a sistemi energetici rinnovabili, decentralizzati ed elettrificati“, ha aggiunto.
Fossilflation, Greenpeace: “I combustibili fossili fanno salire i prezzi e pesano sulle famiglie, necessario puntare sulle rinnovabili”
Secondo il rapporto citato da Greenpeace, dal 2024 i prezzi dell’energia avrebbero determinato il 97% delle oscillazioni dell’inflazione nell’eurozona. Questo dato, tuttavia, andrebbe accompagnato da un riferimento preciso alla metodologia utilizzata e al periodo preso in esame, per chiarire come sia stato calcolato.
Nella prospettiva dell’organizzazione ambientalista, sostituire la dipendenza dai mercati internazionali dei combustibili fossili, caratterizzati da un’elevata volatilità, con energia rinnovabile prodotta a livello locale contribuirebbe a proteggere i bilanci delle famiglie da futuri shock dei prezzi, a ridurre le emissioni che alimentano la crisi climatica e a realizzare una transizione energetica equa.
“Mentre le aziende del settore dei combustibili fossili realizzano enormi profitti, sempre più persone faticano ad arrivare a fine mese. L’energia rinnovabile protegge le famiglie e garantisce bollette meno care. Gli impianti solari sui tetti, le batterie, i veicoli elettrici, i trasporti pubblici e le pompe di calore riducono l’esposizione di famiglie e imprese alla volatilità dei mercati dei combustibili fossili”, conclude Noël.
Per queste ragioni, Greenpeace chiede ai governi di accelerare l’abbandono dei combustibili fossili e di puntare sulle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica e sull’elettrificazione. L’organizzazione ambientalista propone inoltre di introdurre un’imposizione permanente sui profitti delle multinazionali del petrolio e del gas, destinando le risorse raccolte al finanziamento della transizione energetica e alla lotta contro la crisi climatica.