Fratelli di Russia ma pure d’Ucraina. Ecco la Meloni formato matrioska. Ieri le lodi sperticate a Putin, oggi la condanna

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L’effige di Vladimir Putin, come un santino, sui mobili del proprio ufficio da sindaco. Federico Sboarina, primo cittadino di Verona in quota Fratelli d’Italia, deve essersi sentito in decisa sintonia con la leader del suo partito, Giorgia Meloni. L’immagine del presidente russo in bella mostra, al fianco di una coppa.

La Meloni fino a poco tempo fa sosteneva che l’Europa doveva essere con la Russia, perché la Cina era il pericolo

E non è da biasimare: si è mosso senza troppi dubbi, nella consapevolezza che nessuno lo avrebbe criticato nel partito, a cui ha aderito l’anno scorso. Nel suo best seller, Io sono Giorgia, Meloni definiva il capo del Cremlino il difensore “dei valori europei” oltre che dell’identità cristiana. Una manna dal cielo.

Certo, oggi la numero uno di FdI esprime una ferma condanna e sostiene le misure contro la Russia, incluse le armi da inviare all’Ucraina. Ma fino a pochi mesi fa diceva che l’Europa doveva essere con la Russia, perché la Cina era il pericolo. E tifava per cancellare le sanzioni a Mosca. Un’azione che addirittura, in piena campagna elettorale nel 2018, definiva una priorità. E che dire poi della candidatura a Roma, nel 2016, di Irina Osipova, che sognava di portare nella Capitale, e in Italia, “un modello putiniano”.

Nel 2018 la leader di FdI gongolava su Twitter: “Complimenti a Vladimir Putin per la sua quarta elezione”

E proprio Osipova diceva testualmente: “Giorgia Meloni condivide diverse battaglie che vengono affrontate in Russia”. Del resto quando il leader russo, nel 2018, conquistava di nuovo la vittoria nelle elezioni farsa, Meloni gongolava su Twitter: “Complimenti a Vladimir Putin per la sua quarta elezione a presidente della Federazione russa. La volontà del popolo in queste elezioni russe appare inequivocabile”.

Così si torna a Verona, dove il sindaco Sboarina avrà pensato: cosa c’è di male a lasciare l’immagine di Putin nell’ufficio? Per l’esattezza, secondo quanto viene riferito dal suo staff, si tratta di una matrioska ricevuta nel 2017, in seguito a un incontro con rappresentanti del governo russo durante i giorni del Forum euroasiatico, che si svolge nella città scaligera.

Nella matrioska ci sono le effigi di tutti i presidenti, da Lenin a Putin. Sfortuna vuole, che lui abbia lasciato l’ultimo, lo Zar Vladimir. Avesse messo il primo, sarebbe stato un caso al contrario con Meloni che si sarebbe davvero risentita, trovando il faccione di Lenin.

Sboarina, contattato da La Notizia, ha fornito la sua versione: “Ho decine e decine di doni di rappresentanza presenti nel mio ufficio. Attaccarsi a queste robe qua…”, dice. Dopo una breve pausa ha ribadito: “Con tutto quello che stiamo facendo per l’accoglienza… cosa bisogna fare di più per condannare le operazioni militari della Russia?”. Insomma, sull’invasione la posizione è quella della contrarietà più totale: le dichiarazioni di condanna restano agli atti. Bene.

In linea con quanto sostenuto da Meloni, che ha provato a rimuovere l’antica fascinazione per il presidente russo, assumendo una posizione a difesa dell’Ucraina. Dallo staff di Sboarina aggiungono: “Il sindaco non ha mai incontrato personalmente Putin”. Tuttavia, al momento non ci sarebbe l’intenzione di rimuovere l’immagine: “Mica è un reato? Che senso avrebbe spostarla in un cassetto?”.

Da un lato la ferma condanna, dall’altra la foto che veglia sull’ufficio. E in precedenza Sboarina aveva fatto di meglio: c’erano addirittura due immagini di Putin. Una stilizzata, che riproduceva il numero uno del Cremlino con espressione fiera, e l’altra, quella presente fino a pochi giorni fa, con lo sfondo della bandiera russa. La famosa matrioska. Un po’ come la matrioska del Meloni-pensiero, fan di Putin a intermittenza.