Assolvere i terroristi neri: Fratelli d’Italia prova a riscrivere la storia della Strage di Bologna. La posizione di Mollicone: “Vogliamo cercare la verità”

GIORGIA MELONI
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Una proposta potenzialmente condivisibile, se non fosse che di alcuni “piccoli” dettagli – come una condanna in via definitiva – non se ne faccia minimamente conto. Nelle ultime settimane in Parlamento è stata depositata una proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. L’oggetto: “Connessioni del terrorismo interno e internazionale con le stragi avvenute in Italia dal 1953 al 1989 e sulle attività svolte dai servizi segreti nazionali e stranieri”.

Assolvere i terroristi neri: Fratelli d’Italia prova a riscrivere la storia della Strage di Bologna

A presentarla un piccolo gruppo di deputati di Fratelli d’Italia (otto in tutto), guidati da Federico Mollicone. A leggere il titolo non si può che restare incuriositi. Nelle otto pagine che illustrano la proposta, però, i riferimenti sono quasi esclusivamente a due pagine nere della storia recente italiana: la strage di Bologna e quella di Ustica. Per entrambi i casi ciò che il Parlamento, a detta dei firmatari, dovrebbe appurare è la sussistenza della cosiddetta “tesi palestinese” o “teutonico-palestinese”.

D’altronde, osservano Mollicone & C., già in una delle relazioni sui risultati della nota “Commissione Mitrokhin” c’era un paragrafo sui legami tra terrorismo palestinese e strage di Bologna. Peccato, però, che quella relazione non venne approvata. Eppure, rincarano i meloniani, ci sono stati scritti e libri che hanno indagato su questo presunto fil-rouge.

Bomba o non bomba

Sarà un caso – anzi, certamente lo è – ma quasi tutti gli autori citati fanno parte di uno schieramento riferibile al mondo di destra. Lo è, ad esempio, Enzo Raisi (nella proposta di legge si cita il suo saggio “Bomba o non bomba”), ex parlamentare di An. In ogni caso, tutto ruota attorno al cosiddetto “lodo Moro”, ossia “l’accordo tra i servizi segreti italiani e palestinesi per tutelare il territorio italiano dalla minaccia di attentati”. Questo sarebbe “il cuore di molte vicende storiche”, a cominciare proprio dalla strage del 2 agosto 1980.

Da qui parte un’ulteriore constatazione da parte degli otto parlamentari di Fratelli d’Italia: “Nelle indagini sull’attentato del 1980 a Bologna e su quello di Ustica, tali elementi non sono stati considerati dalla magistratura italiana, che si è invece trincerata dietro un processo il cui impianto fragile si basa su pentiti inattendibili e le cui sentenze non riescono a individuare nemmeno gli esecutori materiali”. Insomma, detta in altri termini le sentenze – che pure ci sono state – non fanno luce a dovere.

Detto e non detto

Ed è qui che qualcosa non torna. Nella proposta di legge, infatti, Mollicone e colleghi non fanno alcun riferimento alle condanne in via definitiva che pure ci sono state. Dimenticano – e certamente è una dimenticanza – che Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (incredibilmente mai citati), militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari, sono stati ritenuti esecutori materiali della strage.

Non solo: nel 2020 l’inchiesta della Procura generale di Bologna ha concluso che Paolo Bellini (ex Avanguardia Nazionale), esecutore insieme agli ex Nar già condannati in precedenza, avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi (tutti personaggi del mondo di destra) individuati quali mandanti, finanziatori o organizzatori. È più che giusto far luce sui coni d’ombra – che senz’altro ci sono – di queste pagine nere del periodo stragista. Ma dimenticare le verità processuali o non citarle è un lusso che non ci possiamo permettere. Anche perché il rischio è che, avendo presentato la proposta FdI, si possa pensare (e noi non lo facciamo) a un interesse di parte.

LETTERA AL DIRETTORE

Gentile Direttore Pedullà,
la lettura del suo giornalista Gazzanni è assolutamente fuorviante tanto da dover lui stesso ammettere che la proposta è legittima per la ricerca della verità.
Ormai da inizio legislatura abbiamo fondato un Intergruppo parlamentare – “La verità oltre il segreto” – di cui fan parte anche esponenti della maggioranza. Il testo, oltre ad essere firmato da Fratelli d’Italia, vede la partecipazione di esponenti della maggioranza. Sono in arrivo, inoltre, ulteriori firme.
Quello segnalato dal giornalista è l’ultimo testo, presentato in forma monocamerale per ragioni di tempi, mentre esiste un testo, presentato precedentemente, per una commissione bicamerale che presenta un numero di firmatari più ampio e di altrettanto ampia trasversalità. Quando si decise, su proposta del PD, per la commissione Moro 2, la Notizia scrisse lo stesso articolo con la medesima tesi?
Il testo non fa altro che chiedere il reinsediamento di una commissione che si occupi delle stragi nel dopoguerra, il lodo Moro e la secretazione dei documenti, temi sempre cari sia al M5S e, in particolare, all’opera meritoria del Senatore Gianni Marilotti, prima dei 5 Stelle ed oggi passato al PD. Ricordo, inoltre, che le commissioni d’inchiesta hanno lo stesso potere della magistratura. In molti casi, in passato, grazie ad elementi, audizioni o documenti riversati nei propri archivi hanno contribuito a rivedere o far aprire delle indagini, contribuendo ad un’opera di verità. Per quanto riguarda la Strage di Bologna, fermo restando le sentenze passate in giudicato, esiste un fronte trasversale – e lo ha sempre fatto in questi trent’anni – che fosse presente un pregiudizio da parte della procura di Bologna. Nel sistema Palamara, che voi ben conoscete, esiste la scrittura a tesi di molte sentenze. Esiste un fronte trasversale che ritiene assolutamente insostenibile l’ultima tesi emersa secondo cui sarebberoo stati gli americani, con i soldi dati a Gelli e col coinvolgimento dei servizi deviati e del Msi nella figura di Tedeschi, a essere i mandanti della strage di Bologna. Peraltro, elementi già emersi nel processo del Banco Ambrosiano, smentiti in dibattimento. Anche il rinvio a giudizio di 17 testimoni tra cui Sparti – superpentito rilasciato perché moribondo ma rimasto in vita per decenni che avrebbe detto ai propri familiari di essersi inventato tutto per essere rilasciato – su cui é costruita la condanna di Mambro e Fioravanti, é una disarticolazione del giusto processo e del diritto di difesa. Il Parlamento rappresenta il potere legislativo e non può inginocchiarsi a quello giudiziario ma, anzi, deve verificare la legalità dell’azione giudiziaria. Esiste un altro obiettivo sostanziale: quello dell’acquisizione e utilizzo di archivi di migliaia di documenti, compreso quello della commissione Impedian, nei quali sono presenti nomi e cognomi della rete terroristica “Separat” di Carlos negli archivi della Stasi che dimostrano che non fosse altro che servi al servizio del Patto di Varsavia e che il lodo Moro fosse l’affresco da cui dal 1973 si é mossa tutta la storia d’Italia. La commissione ha un obiettivo nobile: cominciare a scrivere una storia della Guerra Fredda italiana e del dopoguerra che punti alla pacificazione nazionale. Questo squallido attacco sensazionalistico non fa altro che arrecare un danno, non certo a Fdi che ha il merito di aver dato vita a un Intergruppo per aver cercato di trovare, non una verità di parte, ma la verità stessa. Vorremmo proseguire l’ottimo lavoro svolto dalla commissione Moro nella quale sono emersi evidenti l’importanza del Lodo Moro a cui lo stesso statista fa riferimento e i rapporti e le relazioni internazionali del terrorismo brigatista e la presenza durante il sequestro Moro di esponenti della Raf. L’obiettivo é proseguire l’ottimo lavoro della Commissione Moro e Impedian del passato e cercare la verità e riacquisire tutti gli archivi che oggi sono in possesso dal Parlamento ma che sono ancora secretati. Non è nostro interesse revisionare alcun processo, ma rendere disponibili quei documenti su cui la procura di Bologna si è rifiutata di indagare e, quando fatto, ha archiviato immediatamente. Sarà la commissione con i propri consulenti e gli storici a tracciare e analizzare i documenti relativi ai fatti più importanti della nostra storia repubblicana e, qualora fosse presenti documenti con fatti nuovi rispetto le sentenze, saranno inviate all’autorità giudiziaria. Il testo, lo sottolineiamo, è di nostro impulso ma la commissione, poi, seguirà la composizione del Parlamento.
Vogliamo cercare la verità, non una verità, per tutte le vittime delle stragi, per il caso Moro, per Ustica, per Bologna, e per desecretare i documenti che, ancora, non lo permettono.

Federico Mollicone, Presidente dell’Intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto”