Governo, Conte: “Ministri saranno politici”. Irritazione del Colle: nessun veto sulla squadra ma no a diktat a premier e Capo dello Stato. Resta il nodo-Savona all’Economia

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La prima giornata di Giuseppe Conte da premier incaricato scivola via velocemente e a sera, dopo l’ultimo colloquio in scaletta, quello col tridente del M5s formato da Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e Giulia Grillo, il giurista lancia un messaggio, rivolto anche e soprattutto al Quirinale. “Dedicherò l’intera giornata di domani – ha detto Conte – ad elaborare una proposta da sottoporre al presidente della Repubblica. I ministri che proporrò saranno politici, così come il sottoscritto, saranno persone che condividono obiettivi e programmi del Governo del cambiamento e che avranno dato prova di poter adempiere alle funzioni pubbliche loro affidate con disciplina e onore”.

Mentre Conte incontrava a Montecitorio le delegazioni dei vari gruppi parlamentari, infatti, a tenere banco fuori dal Palazzo erano le dichiarazioni dei leader di Lega e Cinque Stelle, Matteo Salvini e Di Maio, relativamente alla composizione della squadra del nascente Esecutivo del giurista pugliese. In particolare, sulla delicatissima poltrona di ministro dell’Economia, dove nelle intenzioni di Salvini&Di Maio dovrebbe sedere l’euro-critico Paolo Savona. “Io e Salvini siamo allineati perfettamente su tutto: stiamo cercando i migliori profili per portare questo Paese al cambiamento, tra i nomi c’è sicuramente quello di Savona”, ammetteva il capo politico del Movimento a ora di pranzo. “Savona è la figura in grado di rimettere l’Italia al centro del dibattito in Europa”, gli faceva eco il numero uno di via Bellerio. Dichiarazioni chiare, precise. Che però hanno provocato una certa irritazione in Sergio Mattarella che, nel primo pomeriggio, ha fatto trapelare come “il tema all’ordine del giorno non è quello di presunti veti”, quelli su Savona appunto, “ma, al contrario, quello dell’inammissibilità di diktat nei confronti del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica nell’esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce loro”. Nessun diktat, per Salvini, che dopo aver incontrato Conte ha chiarito come i suoi fossero “consigli, proposte, suggerimenti”, tanto che sarà il premier incaricato ad avere “l’onore e l’onere di proporre, a chi di dovere, nomi e ruoli di chi si farà carico realizzare quello che gli italiani si aspettano”.

Un po’ d’acqua sul fuoco che però non smorza del tutto le polemiche, così come quelle che impazzano nel Centrodestra. Forza Italia, la cui delegazione guidata da Silvio Berlusconi ha lasciato la Camera senza rilasciare dichiarazioni, ha ribadito che la sua sarà una “opposizione determinata”, esprimendo “preoccupazione per diversi contenuti del cosiddetto ‘contratto’ di Governo”. A nulla, a quanto pare, è servito il faccia a faccia tra il Cav e Salvini, definito comunque da quest’ultimo “utile e positivo”.

Ma dentro FI si allarga il fronte di quelli che considerano l’atteggiamento di ‘Matteo’ come un “tradimento”. “Avremmo voluto vederlo battersi contro i veti a Berlusconi come ha fatto per il presidente Conte e per il prof. Savona”, la stoccata di Michaela Biancofiore. Stessa musica pure dentro FdI: “Conte ha dimostrato di non avere alcuna autonomia – ha tuonato Fabio Rampelli – sosterremo i provvedimenti che erano annunciati nel programma di Centrodestra e contrasteremo tutte le altre bizzarrie, dal reddito di cittadinanza, la rinuncia alla Tav, la devoluzione senza presidenzialismo, la scarsa attenzione per il Sud”. Domani Conte incontrerà il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Stasera ha visto una delegazione di risparmiatori che hanno sofferto per il default di alcune banche: “Chi ha subito truffe o raggiri – ha promesso – sarà risarcito”. L’obiettivo è arrivare al giuramento sabato o al massimo domenica. Mattarella permettendo.