Sessantasette miliardi di euro. A tanto corrisponderebbe il danno stimato, per l’intero 2025, ai bilanci dell’Unione europea e dei Paesi membri rilevato dalla Procura europea. Un dato mostruoso che racconta un anno di indagini a ritmo serrato, dove si è assistito a un vero e proprio boom delle inchieste che sono state ben 3.602 casi, segnando un aumento del 35% rispetto al 2024.
Stando a quanto riportato nel report della Procura europea, le inchieste legate alla Recovery and Resilience Facility, ossia il cuore del programma NextGenerationEU, sono letteralmente esplose arrivando a contare ben 512 casi, con un balzo del 66,7% rispetto ai 12 mesi precedenti.
La Procura europea diffonde i dati sulle indagini del 2025
Oltre due terzi del danno, ossia 45 miliardi, sarebbero frutto di frodi sulle entrate, soprattutto su Iva e dogane. La spesa Ue, tra fondi e sovvenzioni, peserebbe per il 68% delle indagini attive.
E non è tutto. L’azione penale scaturita dalle numerose inchieste ha avuto effetti tangibili, portando a 275 rinvii a giudizio nel 2025, con un rotondo +34% sull’anno precedente. Dati alla mano il tasso di condanna sarebbe altissimo, arrivando a sfiorare il 95%.
Sul fronte patrimoniale, sempre secondo la Procura europea, sono stati ordinati congelamenti per 1,13 miliardi, con beni effettivamente bloccati che arrivano a sfiorare i 289 milioni di euro di valore. Di pari passo crescono anche le segnalazioni totali, salite a 6.966, trainate soprattutto da privati e autorità nazionali. A sorpendere, però, è il dato sulle segnalazioni provenienti dalle stesse istituzioni Ue che risulta ancora molto basso.