Fuortes ha contro mezzo Cda Rai. Ma vuole 5 anni di mandato. La richiesta dell’Ad e della presidente di Viale Mazzini. Che tornano a battere cassa reclamando più fondi

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Mandato più lungo per i manager e più soldi. Criticato ormai anche dai principali sponsor, Movimento 5 Stelle e Pd, e protagonista di scelte che stanno facendo discutere, l’amministratore delegato della Rai rilancia, sostenendo che quello di cui ha bisogno la tv pubblica è più tempo a disposizione per gli amministratori, dunque anche per lui, e maggiori risorse. Una posizione quella di Carlo Fuortes condivisa con la presidente di viale Mazzini, Marinella Soldi, espressa ieri davanti alla Commissione lavori pubblici del Senato, in un’audizione sul tema della riforma del servizio pubblico.

IL PUNTO. Per Fuortes e Soldi va garantita indipendenza e autonomia alla governance Rai. Quello insomma che ripetono tutti da tempo. E per raggiungere tale obiettivo, secondo l’amministratore delegato e la presidente, occorrono appunto un mandato per i manager di durata maggiore rispetto a quello attuale e certezza delle risorse. “Tutti i disegni di legge presentati hanno l’obiettivo di garantire alla società concessionaria del servizio pubblico la massima indipendenza di gestione – ha affermato la Soldi – mettendo la Rai in condizione di competere nello scenario futuro, recuperando quell’autonomia e indipendenza strutturali che rappresentano la condizione per realizzare una vera diversità di contenuti editoriali rispetto alla tv commerciale e garantendo meglio pluralismo e qualità propri del servizio pubblico”. Tutto con poltrone garantite per più tempo e più fondi.

“L’attuale mandato – ha sottolineato la presidente – ha durata triennale, inferiore quindi ai cinque anni previsti per il contratto di servizio. Sarebbe utile allineare le due durate: in questo modo la stessa governance che stipula e negozia il contratto, se ne assumerebbe completa responsabilità di attuazione. Un quinquennio è anche la durata del mandato dei vertici della maggior parte dei servizi pubblici europei”. Fuortes ha quindi battuto sulla necessità di “un sistema che garantisca risorse certe e adeguate”. Per lui, “rispetto ad altri broadcaster il servizio pubblico italiano è complessivamente sottofinanziato in riferimento ai costi associati agli obblighi imposti”. E chi si lamenta per il canone, secondo il pensiero dell’Ad, non ne avrebbe proprio ragione.

Il canone attuale è stato infatti definito dall’amministratore delegato una risorsa incongrua. Fuortes ha aggiunto che la scelta tra solo canone e canone più pubblicità è una scelta politica: “Posso dire però, rispetto alla situazione attuale, che se nelle casse della Rai arrivasse l’intero canone derivante dai 90 euro probabilmente questo sarebbe sufficiente a gestire l’azienda in modo del tutto diverso”. Ha infine dichiarato che se il Parlamento decidesse di spostarsi da un’ipotesi di sistema duale a un sistema solo canone questo sarebbe possibile, ma con un canone indubbiamente più elevato rispetto ai 90 euro attuali.

PARI OPPORTUNITA’. Ieri sera la presidente Marinella Soldi ha firmato il Memorandum di intesa “No Women No Panel”. “È un impegno abbastanza semplice – ha spiegato – che in ciascun dibattito, ciascun talk show, ci sia un’equa rappresentanza di uomini e donne. Ed è incredibile che nel 2022 ancora serva un protocollo per stabilirlo, ma il nostro Paese è ancora indietro sotto questo aspetto rispetto alla media europea”. “Assicureremo quindi sui nostri media questa rappresentanza rispettosa – ha aggiunto – cambiare non è facile, ma dobbiamo anche vincere la forza dell’abitudine”.

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