Furbetti e allergici alla trasparenza. Per le fondazioni c’è l’escamotage. Ai politici bastano poche mosse per evitare i controlli. E il ministro Bonafede pensa di rivedere la norma

di Clemente Pistilli
Cronaca

Spazzacorrotti ma non anche spazzafurbetti. La legge voluta con forza dal Movimento 5 Stelle per porre un argine al malcostume storicamente dilagante nella pubblica amministrazione italiana non si sta rivelando un argine sufficiente per evitare opacità e abusi nelle fondazioni, nelle associazioni politiche e nei think tank. In quell’universo da cui proviene larga parte della classe dirigente il modo di aggirare la norma è stato trovato in fretta. Se i controlli rigidi scattano soltanto nel momento in cui al vertice di quelle strutture c’è un politico, hanno subito capito che è sufficiente togliere i politici dalle posizioni apicali, lasciando che continuino a comandare senza far scattare lacci e lacciuoli. Un problema messo a fuoco dalla fondazione Openpolis, che evidenzia la necessità di apportare in fretta dei correttivi al provvedimento.

IL PUNTO. Lo spazzacorrotti, per quanto riguarda fondazioni, think tank e associazioni politiche, presenti in gran numero in Italia, visto che proprio Openpolis dal 2015 ne ha censite 153 , utilizza come parametro principale quello dei politici negli organi apicali, definizione tra l’altro che può variare da struttura a struttura. A questo punto, come non a caso è avvenuto nell’ultimo anno, è sufficiente spostare i politici in altri organi e si evita così di finire inclusi nella stringente normativa. Un vuoto che non è stato colmato neppure dal Decreto Crescita, nonostante tale provvedimento abbia per la prima volta incardinato una definizione strutturata di fondazioni, associazioni e comitati politici.

Tutto si è limitato ad equiparare ai partiti le strutture i cui organi direttivi o di gestione sono composti per almeno 1/3 da membri di organi di partiti o movimenti politici, ovvero persone che sono o sono state, nei 6 anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali di Comuni con più di 15.000 abitanti, ovvero che ricoprono o hanno ricoperto, nei sei anni precedenti, incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale, in Comuni con più di 15.000 abitanti.

Un parametro giustamente definito da Openpolis facilmente aggirabile. Nell’ultimo anno sono subito aumentati i movimenti interni alle fondazioni, con politici spostati in organi non decisionali e meno importanti. Ma non per questo rendendoli meno rilevanti nelle diverse associazioni e nei vari pensatoi. Una struttura vicina alla Lega, A/Simmetrie, ad esempio, prima dello Spazzacorrotti era presieduta dal senatore leghista Alberto Bagnai (nella foto) e aveva come vicepresidente Marcello Foa, ora presidente della Rai. Dopo l’approvazione della legge Bagnai e Foa hanno subito dato le dimissioni e la struttura è stata esclusa dalla normativa. Ovviamente restando l’economista e onorevole Bagnai nel comitato scientifico.

All’interno della puntata di Report, andata in onda su Rai 3 e realizzata insieme ad Openpolis, il ministro Alfonso Bonafede ha rilasciato un’intervista e assicurato di voler ulteriormente lavorare per migliorare il testo. “Continuerò a studiare la trasparenza delle associazioni vicine alla politica e a valutare quali sono i margini di miglioramento”, ha detto. Mentre il guardasigilli studia, Openpolis ha così proposto di rivedere il parametro relativo ai politici, di instaurare un sistema premiante, con degli incentivi per tali strutture per cercare farle emergere, e di dare più poteri all’organo di vigilanza, visto che non dispone di poteri accertativi diretti ed ha così le armi spuntate.