Furti assai poco diplomatici. Nelle ambasciate si ruba

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di Clemente Pistilli

Ha utilizzato il denaro destinato all’ambasciata per giocare d’azzardo e, sostenendo che la sua è una patologia, ha cercato di ottenere l’assoluzione. La Corte dei Conti del Lazio ha condannato il vice commissario Teodoro Sgandurra, funzionario dell’ufficio diplomatico di Harare, nello Zimbabwe, a risarcire quasi 180 mila euro al Ministero degli affari esteri. Un caso che non è isolato. Nelle sedi diplomatiche italiane sparse nel mondo, dove si dovrebbe garantire l’immagine migliore dell’Italia, ruberie e sperperi abbondano. Il dato emerge dalle stesse condanne inflitte dai giudici contabili: 15 soltanto negli ultimi tre anni, più di una ogni tre mesi. Qualcosa nel sistema su cui si regge la Farnesina, al momento guidata dal ministro Emma Bonino, non va. L’ultimo poco diplomatico caso di furto di denaro pubblico, di cui si sono occupati i giudici contabili, è appunto quello del funzionario diplomatico Sgandurra. Dai controlli compiuti, gli inquirenti hanno accertato un buco nei conti dell’ambasciata africana di 178.719 euro, tra mancati versamenti di somme riscosse nel 2012 e somme prelevate dai cinque conti dell’ambasciata senza alcun giustificativo di spesa. Il vice commissario si è giustificato dicendo che aveva preso quel denaro perché vittima di una sindrome compulsiva da gioco d’azzardo, per cui ha anche esibito dei certificati medici. Per i giudici, sapendo di avere tale problema e non avendo detto nulla, la posizione di Sgandurra è da considerare ancora più grave. Il funzionario è stato così condannato a restituire i quasi 180 mila euro alla Farnesina. Ad essere accusato e condannato per aver fatto sparire denaro che il Ministero destina alle proprie sedi diplomatiche non è stato però soltanto il funzionario in servizio nello Zimbabwe. Guardando alle condanne inflitte dai giudici contabili dal 2010 ad oggi, i casi sono numerosi e dove non si tratta di ruberie pure subentrano sprechi e sciatteria. A settembre, in appello, sono stati condannati per spese “facili” di viaggio presso il consolato d’Italia a San Francisco, negli Usa, i consoli Francesco Sciortino e Roberto Falaschi. A maggio condanna confermata e aumentata a Fabrizio Calabresi, funzionario dell’ambasciata di Città del Messico. A marzo la condanna è arrivata per il capo missione all’ambasciata d’Italia ad Accra, nel Ghana, Luca Fratini. Nel 2012 è stata la volta del legale rappresentante della Img, Egidio Dino Bicciato, e dell’ambasciatore d’Italia a Berna, Giuseppe Mario Benedetto Deodato, sotto accusa per la discutibile gestione del denaro destinato agli ospedali in Africa. A settembre dello scorso anno condannato il capo cancelleria dell’ambasciata a Dakar, in Senegal, Antonio Trinchese, a gennaio il cancelliere del consolato a Montreal, in Canada, Benito Zarzaca, ad agosto 2011 stangata per il cancelliere della delegazione diplomatica per la Somalia con sede a Nairobi, Antonio Caminiti, nel giugno precedente per il funzionario Ludovico Maria Vaglio, in servizio a Ottawa, relativamente alla precedente gestione dell’ambasciata ad Antananarivo, a maggio per l’ambasciatore a Parigi Giacomo Attolico e a marzo per Marco Esposito, in servizio all’ambasciata italiana a Tel Aviv. Nel 2010, infine, condannati il vice console in Ontario, Raffaele Medaglia, e il funzionario Marcello Marcelli, in servizio a  Dakar.