Cinquanta sfumature di nero. La galassia neofascista da Forza Nuova a Casapound. Organizzazioni diverse con una stessa base ideologica. L’estremismo di destra e la passione per il Ventennio

Forza Nuova
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Una galassia con tante sfumature di nero, dai partiti più noti e nazionali come, Forza Nuova a Casapound, fino ad altre formazioni più territoriali, quali Lealtà e azione e il Veneto Fronte skinheads. Tutte organizzazioni diverse, ma con l’ideologia del Ventennio spesso inserita tra le righe dei programmi, in versione riveduta e corretta del Terzo Millennio. Ma uguale a se stessa, all’idea del fascismo con l’armamentario simbolico attinge dalla stessa cultura: quello dell’estrema destra che guarda al Duce. Senza menzionarlo, almeno nei documenti ufficiali. E per raggiungere questi obiettivi c’è una strutturazione ben definita, dalle associazioni solidali a quelle di combattenti, passando per gli ambientalisti. La stella polare resta la solita: l’abbattimento del sistema democratico. Per rifare quello che aveva fatto Mussolini.

PROGETTO FN. Nel caso di Forza Nuova il programma prevede obiettivi ben precisi, come la cancellazione di “un sindacato sempre più burocratico e sempre più appiattito sulle posizioni del potere economico”. Una posizione che ha rappresentato una sorta di inquietante annuncio rispetto all’assalto alla sede della Cgil (leggi l’articolo). Al posto dei sindacati Fn vuol far “rifiorire” le corporazioni per dare “vigore all’apprendistato, alla sicurezza e alla pace sociale”. L’obiettivo? Restituire “al lavoro l’aspetto sacro di continuazione dell’opera divina”. Una divinità senza libertà, ovviamente. La manifestazione di sabato scorso ha quindi proiettato Forza Nuova in copertina proprio contro il sindacato. E con metodi tutt’altro che disponibili al confronto.

Il partito, fondato e guidato da Roberto Fiore, è stato l’unico della galassia di estrema destra a scendere in piazza a manifestare contro il green pass, rendendosi protagonista le violenze, fino all’annuncio-sfida di Giuliano Castellino, leader romano del movimento: “Prendiamoci Roma”. E del resto nel progetto politico c’è un’ambizione ancora ulteriore: costruire uno “Stato nuovo”. Lontano dai principi democratici e repubblicani. La Notizia ha letto rigo per rigo il progetto. Alla base c’è la volontà della “riscrittura della Costituzione vigente che superi la logica dei partiti”. Non una riforma, ma una cancellazione con lo scioglimento dei partiti, oltre che dei sindacati.

Il programma è suddiviso in numerosi capitoli, ma è sintetizzato da quelli che vengono indicati come gli “otto punti fermi”, che cominciano dall’abrogazione dell’aborto e proseguono con “il blocco dell’immigrazione”, giudicata una “dolorosa ferita per l’armoniosa convivenza tra i popoli”. È previsto esplicitamente “il censimento degli stranieri extracomunitari presenti sul nostro territorio”. Una schedatura di massa, anche per chi è in Italia da anni. Forza nuova prevede, poi, “l’abolizione delle leggi liberticide conosciute come Mancino e Scelba (che regolano le sanzioni sull’incitamento all’odio razziale e sull’apologia del fascismo, ndr)”.

Insomma, abbattimento di due presidi legislativi democratici. Nella galassia forzanuovista, a differenza di altri soggetti neofascisti, emerge una maggiore attenzione al leader. Non un vero culto della personalità, ma un grande rispetto. Sul sito ufficiale c’è un’apposita sezione dedicata al segretario nazionale Fiore, in cui viene riferita nel dettaglio ogni sua attività.

Il partito si sviluppa in diverse articolazioni, che penetrano nella vita sociale. Su tutti c’è Lotta studentesca, l’organizzazione universitaria che vuole “una scuola pubblica di qualità che metta al centro i grandi, eterni valori della tradizione italiana ed europea”. L’associazione Evita Peron, definita una “nuova milizia sociale e spirituale” è stata invece fondata in favore di una “solidarietà nazionale”: è uno strumento per la “raccolta e distribuzione di generi alimentari e beni di prima necessità da destinare a famiglie in difficoltà”.

Leggi anche: Forza Nuova va sciolta. La mozione arriva alla Camera. Il M5S in prima linea contro gli estremisti. Ma Conte è preoccupato per il malessere espresso dalle piazze.

A completare il quadro associativo c’è il sodalizio dell’Alliance for Peace and Freedom, “un partito paneuropeo che promuove il patriottismo sulla base dei valori della comune tradizione cristiana». Un reunion di estremisti europei. Ma se Forza Nuova è finita in prima pagina, la galassia neofascista è oggi rappresentata anche da Casapound Italia (Cpi). Certo, il partito di Gianluca Iannone non era presente in piazza sabato scorso. Ma l’obiettivo politico non è dissimile.

Cosa vuole in due parole l’organizzazione? “Riprendersi tutto”, è la sintesi raccontata dalle Faq pubblicate sul sito. E di sicuro, in questo caso, le sfumature di nero si colgono tutte. C’è infatti la volontà di indossare i panni di un soggetto istituzionale per acquisire credibilità. Ci sono “militanti, sostenitori e amici che operano nella politica istituzionale, nell’ufficialità culturale, nelle associazioni che determinano la vita sociale della nazione”. Insomma, il movimento non si ritiene “un gruppo di reietti sediziosi, di pazzi terroristi, di teste calde in cerca di bravate”. Ma dietro al “volto buono” c’è un programma chiaramente ispirato alla destra più radicale: i primi punti sono l’uscita dall’euro e dall’Unione europea, a cui si aggiunge l’ambizione di uscire anche dalla Nato, rinnegando l’alleanza con i partner europei. E immancabile c’è lo stop all’immigrazione giudicato “infernale meccanismo immigratorio di massa”. La soluzione? Rimpatri di massa.

Anche in questo caso c’è una vasta articolazione verso l’esterno con il Blocco studentesco che è la longa manus nella scuola e nelle università. Cpi beneficia pure di quello che è considerabile come un giornale d’area, il Primato nazionale. Oltre al sito c’è la rivista che si definisce “l’unico mensile che si situa nella cosiddetta area sovranista”. Il direttore è Adriano Scianca. Casapound conta sul “Circuito”, come viene definito il “circolo combattenti di Cpi”, in cui attivisti e militanti si allenano per acquisire competenza con le arti marziali. Perché la violenza, a parole, non vuole essere praticata. Ma intanto la si studia per bene. Esiste poi un’area ambientalista, ribattezzata la “Foresta che avanza”.

Di cosa si tratta? “Un movimento ecologista identitario che si batte per un’integrazione dell’uomo nell’ambiente in cui vive”. Gli impegni, nel caso specifico, sono simili a quelli di altre organizzazioni green, come il “no” al circo con gli animali e la battaglia per “l’elettrificazione dei trasporti, la ricerca e lo sviluppo nel settore delle rinnovabili”. Una verniciata di verde al nero. L’ultimo pezzo associativo, collegato a Casapound, è Le Mura, che unisce la passione per l’escursionismo. Un elemento che sembra accomunare le formazioni di estrema destra.

Ci sono poi delle organizzazioni territoriali, radicate in precise aree. È il caso del movimento Lealtà e azione che di recente è stato al centro dell’attenzione per la vicinanza al consigliere leghista alla Regione Lombardia, Max Bastoni, candidato alle Comunali a Milano con il Carroccio. La storia è quella di un’organizzazione di estrema destra, concentrata principalmente Lombardia (con sedi anche a Torino, Genova e Firenze) che per ampliare la sfera di influenza fa parte di un progetto FederAzione. Il progetto federativo include, tra gli altri il movimento dell’Emilia-Romagna, Fortezza identità trazione, la Legio subalpina piemontese e l’Enclave in Puglia, insieme a tanti altri da Nord a Sud.

Anche nel caso di Lealtà è azione sono presenti varie “branche”, come vengono chiamate dagli stessi componente del gruppo. Si da quella ambientalista definita “Lupi danno la zampa” a quella degli scalatori “Lupi delle vette” in una retorica che evoca sempre i lupi, in una simbologia tradizionale dell’estrema destra. In questo caso si parla di un’associazione “culturale”, prima che politica. Parole d’ordine? Lealtà e azione, verso gli ideali estremisti. E sempre nell’alveo del fiume nero c’è il Veneto Fronte Skinheads, che ha ribadito l’estraneità alle ultime violenza in piazza. Ma che attraverso eventi musicali e libri diffonde la cultura skinheads.