“Sono assolutamente tranquillo”. Sono le uniche parole pronunciate ieri dal presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, Pasquale Stanzione, raggiunto dai cronisti dopo l’esplosione dello tsunami giudiziario che ha travolto l’autorità. Poche parole, le uniche provenienti sia dal Garante, sia, soprattutto, da tutta la destra di governo, rimasta per tutta la giornata chiusa in un assordante silenzio.
Tace il governo, sparita Meloni
A partire da Fratelli d’Italia, che in questi mesi tanto si era speso per difendere il “suo” uomo: quell’Agostino Ghiglia che tante volte ha sfidato Sigfrido Ranucci. L’uomo che aveva dato inizio alla guerra contro Report. E zero commenti anche dall’esecutivo e da Giorgia Meloni, in missione all’estero, ma comunque finora non pervenuta.
M5s e Avs chiedono dimissioni immediate del Collegio
Ha urlato forte, invece, l’opposizione, che chiede le dimissioni di tutti e l’azzeramento dell’Autorità. “Le perquisizioni nella sede del Garante e l’indagine che coinvolge il presidente Stanzione pongono un problema politico e istituzionale immediato”, attacca l’Avs Angelo Bonelli.
“Un’Authority deve essere indipendente, terza, al di sopra delle parti. Qui emergono elementi che indicano una gestione non trasparente”, aggiunge, “Il Garante non può essere percepito come sotto l’influenza dell’esecutivo né come una sua succursale. In questo quadro, la permanenza dell’attuale presidente è incompatibile con la funzione di garanzia che l’Autorità deve svolgere. Per ristabilire terzietà, autorevolezza e fiducia, le dimissioni dell’intero collegio sono un atto necessario”.
“Cos’altro dobbiamo aspettare per le dimissioni dei membri del collegio del Garante?”, si chiede il dem Sandro Ruotolo, “La credibilità dell’Authority era già stata messa seriamente in discussione nei mesi scorsi, tanto da portarci a chiedere le dimissioni dei suoi vertici. Oggi però siamo oltre. Con un’indagine che coinvolge l’intero collegio, la decenza istituzionale impone una scelta chiara: dimettersi. Non perché colpevoli, non perché condannati, ma perché non più credibili nel ruolo che ricoprono”, conclude.
M5s: “Aggrappati alle poltrone”
“Le perquisizioni e i sequestri negli uffici del Garante rappresentano l’ennesimo colpo durissimo alla credibilità dell’istituzione”, si legge in una nota degli esponenti M5s in commissione di vigilanza Rai Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico, Gaetano Amato, “Spese di rappresentanza e la mancata sanzione a Meta per i Ray-Ban Stories sono al centro di un’inchiesta che è solo uno degli elementi che da mesi mette in discussione scelte e comportamenti del Collegio”.
“Lo stesso presidente Stanzione risulterebbe indagato”, si legge nella nota, “In una situazione del genere, restare aggrappati alle poltrone è un atto di grave irresponsabilità. Così si espone l’istituzione al pubblico ludibrio e si nega la minima tutela del suo prestigio. Per questo ribadiamo una richiesta di semplice igiene istituzionale: l’intero Collegio si dimetta. Subito. Per rispetto dell’Autorità, dei cittadini e della funzione che essa dovrebbe svolgere”.
“Il governo riferisca in aula sul Garante”
Sempre ieri M5s e Avs hanno chiesto un’informativa urgente al governo “per approfondire immediatamente la vicenda”. “Abbiamo assistito all’inimmaginabile: membri del collegio hanno fatto spiare i proprio dipendenti, venendo meno ad ogni funzione e correttezza nello svolgimento dell’esercizio di queste funzioni”, ha detto in aula alla Camera, l’Avs Elisabetta Piccolotti, siccome i componenti del collegio non si dimettono, c’è bisogno di una legge per cambiare i componenti del collegio. Noi di Avs questa legge l’abbiamo già depositata da tempo e la sua approvazione implicherebbe l’immediata decadenza di quel collegio”, ha aggiunto.
Ranucci: “Vanno avanti come il pianista del Titanic”
“Questa inchiesta mi ha sorpreso fino a un certo punto, perché sono convinto che quell’ufficio abbia delle criticità e delle anomalie da anni”, ha commentato Ranucci. “Oggi chiedono tutti le dimissioni di questo collegio, ma io non le chiedo”, continua, “Le ho chieste prima, quando abbiamo dimostrato con i fatti i conflitti di interesse che aveva Stanzione con i legali di Sangiuliano, oppure quando abbiamo dimostrato come fossero stati forzati alcuni passaggi nella procedura sull’ex ministro. Poi soprattutto le dimissioni le avrebbero dovute dare quando le hanno chieste i dipendenti dopo che si è scoperto il tentativo di violare la loro privacy per scoprire chi fosse la talpa di Report”.
“Le dimissioni, invece, non le hanno date e continuano ad andare avanti come il pianista del Titanic, perché non vogliono rinunciare a uno stipendio di 250 mila euro con tutti i benefit che si sono riconosciuti – ha aggiunto Ranucci -. Dovrebbero anche cercarsi un altro lavoro e in queste condizioni chi gli darebbe in mano anche semplicemente la guida di un’automobile?…”.
A oggi si è dimesso solo l’ex segretario generale
Richieste di dimissioni erano già arrivate in tempi non sospetti, ma erano state neanche tanto cordialmente respinte dai componenti del collegio, spalleggiati dalla maggioranza. L’unico a fare un passo indietro in questi mesi era stato il responsabile della macchina amministrativa dell’Autorità, il segretario generale Angelo Fanizza, magistrato del Tar.
Ma fu un addio forzato il suo, dopo la scoperta del tentativo di violazione della privacy dei dipendenti da parte dei vertici della stessa Autorità. Lo scopo era trovare la talpa che aveva passato le informazioni e la corrispondenza interna a Report. Allora a incastrare Fanizza era stato un documento riservato con il quale il segretario chiedeva al dirigente del dipartimento informatico di provvedere urgentemente all’estrazione della posta elettronica dei dipendenti. Quisquilie rispetto alle accuse mosse ora dalla procura di Roma ai quattro membri del Collegio. Che però, almeno per ora, rimangono al loro posto.