Garante Privacy, i commissari tutti indagati ma non si dimettono: “Andiamo avanti”. Bonelli alla destra:”Votate la norma per mandarli a casa”

I garanti della Privacy indagati non mollano. Bonelli (Avs): "La destra scelga se stare con le bistecche o la legalità".

Garante Privacy, i commissari tutti indagati ma non si dimettono: “Andiamo avanti”. Bonelli alla destra:”Votate la norma per mandarli a casa”

Nonostante le perquisizioni, i sequestri, gli interrogatori e, soprattutto, le accuse di peculato e corruzione, i membri del Collegio del Garante della privacy non si dimettono. Il presidente Pasquale Stanzione (area Pd) e i tre membri del Collegio, Guido Scorza (quota M5s), Agostino Ghiglia (quota FdI), Ginevra Cerrina Feroni (quota Lega), lo hanno ribadito.

“Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali esprime piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati”, si legge in una nota dell’autorità. Che aggiunge “il Collegio conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini”.

Le accuse per i membri dell’Authority

Come possa andare avanti un’Authority la cui credibilità è stata minata prima dalle inchieste di Report, poi da quella della procura di Roma, non è dato sapere. Si sa invece che nel mirino degli inquirenti ci sarebbero le spese di rappresentanza del Collegio, l’acquisto di carne addebitato all’Authority dal presidente Stanzione, la mancata irrogazione di una sanzione da circa 40 milioni di euro nei confronti di Meta per il primo modello di smartglasses, i viaggi in business class, le tessere Ita Airways da 6mila euro, le spese per vitto e alloggio in hotel di lusso, i possibili conflitti di interesse dei consiglieri…

Una pervicacia a rimanere al proprio posto che ha scatenato le opposizioni. “Se avessero dignità e rispetto delle istituzioni, i membri dell’Authority si sarebbero dimessi di fronte a uno scandalo che ha evidenziato l’uso di soldi pubblici come rimborso per l’acquisto di bistecche, spese per il parrucchiere o l’utilizzo dell’auto blu da parte del commissario Ghiglia per recarsi a conferire da Arianna Meloni il giorno prima della sanzione contro la trasmissione Report”, attacca l’Avs, Angelo Bonelli.

Bonelli: “La destra voti l’emendamento per mandarli a casa”

“I membri dell’Authority per la privacy sono attaccati alla poltrona con il Bostik perché, invece di tutelare la privacy e magari dirci chi ha spiato i giornalisti in Italia con il sistema Paragon, pensano ai rimborsi, ai viaggi all’estero rigorosamente in business e, in sostanza, ai privilegi”, continua, “Di fronte a questa vergogna, la destra grida al complotto invece di fare pulizia, azzerando l’Autorità. Per raggiungere questo scopo presenterò al decreto Milleproroghe un emendamento che cambia le norme di elezione dell’Autorità e contestualmente ne dispone lo scioglimento, ovvero la decadenza. Chiedo al centrodestra di votare l’emendamento: decidano se schierarsi dalla parte delle ‘bistecche della privacy’ o degli interessi degli italiani”.

“Che ruolo ha avuto il partito di Meloni?” chiedono i dem

Anche i componenti dem della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai parlano di “fatti gravissimi” e sostengono che il tema non riguardi né Report né il suo conduttore Sigfrido Ranucci, ma i comportamenti dei vertici dell’Authority. “Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio? Quanto è coinvolta Fratelli d’Italia in questa vicenda?”, si chiedono, chiamando in causa direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Piccolotti denuncia la campagna della destra contro Report

Il caso si intreccia anche con la polemica mediatica seguita all’inchiesta. Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs, accusa i giornali della destra di aver costruito una “teoria del complotto” per difendere il Garante e colpire Report. “Secondo loro sarebbe Ranucci il mandante della Procura”, afferma, “Nel magico mondo della destra esiste infatti – prosegue la deputata Avs – una lobby fatta di giornalisti di sinistra e magistrati che condizionano le istituzioni e la vita delle persone e che hanno come unico fine quello di colpire chi non fa come dicono loro”.

L’incredibile difesa del Garante di FdI

Dopo oltre 24 ore di imbarazzato silenzio dallo scoppio del caso giudiziario, ieri sono arrivati i primi commenti del centrodestra, affidati però alle seconde linee di Fratelli d’Italia. “Il Pd soffre di memoria. L’attuale Autorità è stata nominata dalla maggioranza Pd-M5S ed è a trazione di sinistra”, ha dichiarato il senatore Raffaele Speranzon, componente della Vigilanza, nel goffo tentativo si respingere le accuse. Per Speranzon l’Authority sarebbe finita sotto attacco proprio per aver “giustamente sanzionato” la trasmissione Report per la diffusione di conversazioni private nel caso Sangiuliano.