Garante privacy, la Procura di Roma indaga sulla carriera nell’authority della moglie di Sbardella (FdI)

Garante privacy: dopo la carne, i viaggi e i rimborsi, ora la Procura accende un faro sula carriera della moglie di Sbardella (FdI)

Garante privacy, la Procura di Roma indaga sulla carriera nell’authority della moglie di Sbardella (FdI)

Si apre un nuovo fronte nell’indagine della Procura di Roma che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati i vertici del Garante della Privacy, a partire dal presidente Pasquale Stanzione per le accuse (a vario titolo) di peculato e corruzione.

A caccia di “corsie preferenziali”

Nelle scorse settimane, su mandato dei pm di piazzale Clodio, la Guardia di Finanza ha proceduto all’acquisizione della documentazione relativa all’assunzione presso l’Autorità della dirigente Cristiana Luciani, moglie del deputato Fdi, Luca Sbardella. L’attività istruttoria punta a verificare le corrette procedure relative al suo inquadramento all’interno dell’ufficio o se ci sono state ‘corsie preferenziali’ legate a dinamiche politiche. Si tratta di una nuova tranche di indagine dopo l’accelerazione del fascicolo principale culminato con una serie di perquisizioni nella sede del Garante nello scorso mese di gennaio.

Bonelli: “Il governo Meloni occupa ogni spazio”

“L’acquisizione da parte della GdF della documentazione relativa all’assunzione presso il Garante della moglie del deputato di Fratelli d’Italia Sbardella pone un serio problema”, attacca l’Avs, Angelo Bonelli, “Il Garante è un’Autorità indipendente che deve svolgere un ruolo di garanzia terzo e autonomo. Proprio per questo non può in alcun modo essere percepito come sotto l’influenza dell’esecutivo e della maggioranza. Già è accaduto con il commissario del Garante che ha lavorato contro Report sanzionandolo illegittimamente”.

“Il fatto che la vicenda riguardi la moglie di un deputato della maggioranza, dello stesso partito della presidente del Consiglio Meloni, rende necessario fare piena chiarezza sulle procedure seguite”, aggiunge Bonelli, “Per queste ragioni presenterò di un’interrogazione parlamentare. Il governo Meloni è diventata una ‘family casta’ che utilizza il suo potere per occupare ogni spazio, posto e strapuntino. Una vergogna”.

Intanto continuano le indagini per peculato

Al centro del filone principale dell’inchiesta le presunte “spese pazze” compiute dal board dell’Autorità ed episodi di corruzione legati a sanzioni opache comminate negli ultimi due anni. L’impianto accusatorio si basa anche sul racconto di alcuni testimoni tra i quali l’ex segretario generale Angelo Fanizza, dimessosi due mesi fa, dopo il caso relativo alla richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella ricerca della “talpa” che aveva fornito alla trasmissione Report elementi per le sue inchieste dalle quali poi è scaturita l’indagine.

Le accuse di corruzione per le tessere Ita

Per quanto riguarda l’accusa di corruzione nel decreto di perquisizione si fa riferimento alla vicenda Ita Airways. Gli indagati avrebbero ricevuto tessere “Volare Executive”, del valore di 6 mila euro ciascuna, come presunta utilità in cambio della mancata sanzione alla società.

In particolare i pm scrivono che i quattro indagati “omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways (nella quale – si legge – per altro il responsabile della protezione dei dati era, per gli anni 2022 e 2023, un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza e del quale è tutt’ora partner la moglie di questi), a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni, ricevevano come utilità le tessere”.

Soldi pubblici per carne, parrucchiere e viaggi in business

Sulla gestione dei fondi i magistrati di Roma contestano agli indagati di esserseli “appropriati attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio di mandato”. Agli atti sono citati l’acquisto di carne, circa seimila euro in tre anni, o sedute dal parrucchiere. Altro episodio finito sotto la lente degli inquirenti alcune missioni all’estero. “In particolare quella del G7 di Tokyo (2023), il cui costo ufficialmente comunicato sarebbe stato di 34.000 euro, ma che, secondo fonti interne e documentazione informale, avrebbe superato gli 80.000 euro, di cui 40.000 destinati ai soli voli”.

Per quanto riguarda le sanzioni su cui i pm hanno acceso un faro anche quella irrogata “nei confronti della società Meta in relazione all’immissione in commercio dei smartglasses, dispositivi caratterizzati da evidenti criticità sotto il profilo della tutela della Privacy, tanto dei detentori quanto dei terzi”, si legge nel decreto.