Garante della Privacy, si muove la Procura di Roma: faro sulla notte del primo novembre e la caccia alla talpa

La notte del 1° novembre negli uffici dell'Autorità: ipotesi di accesso abusivo di personale esterno ai server per smascherare la talpa

Garante della Privacy, si muove la Procura di Roma: faro sulla notte del primo novembre e la caccia alla talpa

C’è una notte che fa la differenza. Una notte in cui chi dovrebbe proteggere la privacy degli italiani decide che la sua, di privacy, vale di più. È la notte del primo novembre, festa di Ognissanti, quando gli uffici del Garante della Privacy in Piazza Venezia dovrebbero essere chiusi, sigillati, vuoti come una chiesa sconsacrata. E invece.

Come racconta oggi ilfattoquoidiano.it, quella notte i quattro membri del collegio – Stanzione, Feroni, Ghiglia e Scorza – entrano nella sede. Ma non da soli. Con loro ci sono persone esterne, che restano dentro da sole, tutta la notte, fino all’ora di pranzo del giorno dopo. Un episodio di cui darà conto anche la puntata di Report in onda domani.

La notte del primo novembre e la caccia alla talpa

Cosa ci fa questa gente dentro gli uffici? Si muove la Procura di Roma: “I pm hanno acquisito documentazione e una lista di persone potenzialmente informate sui fatti – scrive il Fatto -. L’ipotesi di reato è accesso abusivo a sistema informatico (art. 615-ter)”. L’obiettivo sarebbero stati proprio i server del Garante, frugare tra i dati dei dipendenti per trovare la talpa. Quella che passava documenti a Report e al Fatto.

Nei giorni successivi, scrive ancora il Fatto, sono arrivate segnalazioni inquietanti: uffici in disordine, scrivanie spostate, oggetti buttati a terra, prese elettriche fuori posto. Il sindacato parla di operazioni di bonifica ambientale, come se qualcuno stesse cercando cimici o installando apparecchiature di controllo. La fantasia non basta a immaginare cosa sia successo davvero in quella notte.

Il tempismo è quello che fa paura. Tre giorni dopo, il 4 novembre, il segretario generale Fanizza chiede formalmente di acquisire tutte le email dei dipendenti dal marzo 2001, gli accessi VPN, le cartelle condivise. Una richiesta che, però, il dirigente della sicurezza informatica respinge definendola “una paradossale violazione delle norme emanate dallo stesso Garante”. Perché è proprio questo il cortocircuito: l’autorità che dovrebbe proteggere la privacy degli italiani chiede di violare quella dei suoi stessi dipendenti.

Il cortocircuito del Garante

Il sindacato ora chiede chiarezza. Vuole sapere chi è entrato negli uffici il primo novembre, con quale titolo, perché. Vuole sapere chi ha proposto, nella riunione del 23 ottobre, di svolgere attività di “discovery” affidandosi a un soggetto privato esterno. Vuole sapere se sono stati consentiti accessi in orari notturni, se erano dipendenti o esterni, se appartenevano allo Stato o a società private.

La vicenda si inserisce in una più ampia che ha travolto il Garante nelle ultime settimane. Report ha documentato i rapporti tra Ghiglia e Fratelli d’Italia, la multa inflitta alla trasmissione. I dipendenti hanno chiesto le dimissioni dell’intero Collegio. Fanizza si è dimesso. Ma i quattro garanti restano al loro posto.