Gela, la denuncia di Crocetta: sono un presidente condannato a morte dalla mafia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“Sono un presidente condannato a morte. Un pentito ha riferito che la condanna può essere cancellata solo da chi l’ha emessa, ma chi l’ha emessa è deceduto, il boss Daniele Emanuello, ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia sei anni fa; dunque la mafia mi sta addosso”. A parlare è il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, intervenuto ieri sera a Gela alla festa del “Megafono”, il movimento ispirato dal governatore. Crocetta oggi non parteciperà alla direzione regionale del Pd perché “Non vado al teatrino della politica quando c’è un servitore dello Stato che rischia la vita”. Nel pomeriggio il presidente della Sicilia si recherà all’ospedale Cannizzaro di Catania, dove sono ricoverati Tony Gricoli ed Enzo Zerbo, entrambi coinvolti nell’incidente stradale di sabato notte, quando l’auto sui cui viaggiavano insieme a Crocetta ha sbandato, impattando con violenza contro un pilone nei pressi dei nuovi caselli di Cassibile.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

I politici in fila dalle Lobby

Nel Paese dove il re dei conflitti d’interesse, Silvio Berlusconi, può diventare Presidente della Repubblica, che speranza ha una legge che regoli sul serio i rapporti tra lobby, politica e affari? Se a qualcuno sfuggisse la risposta, è illuminante seguire l’iter parlamentare della norma che

Continua »
TV E MEDIA