Generali anticipa tutti i target

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di Sergio Patti

Con gli obiettivi raggiunti o a portata di mano, il piano 2013-2015 di Generali si avvia all’archiviazione con un anno di anticipo. E le sorprese a Trieste non finiscono qui. Il payout infatti salirà a partire dal 2015. Uno scenario da far brindare la Borsa, ma in realtà anche ieri Piazza Affari non si è scaldata troppo davanti allo scenario illustrato all’Investor Day del Leone e il titolo ha chiuso in progresso dello 0,97% (comunque meglio dell’indice Ftse-Mib: +0,14%). Nel corso dell’incontro annuale con la City, i vertici del gruppo hanno fatto il punto della tabella di marcia del piano annunciato nel gennaio 2013 dal ceo Mario Greco.

TAPPE FORZATE
Poco tempo, in cui però sono stati già centrati vari obiettivi che le Generali si erano poste per fine 2015, quali la Solvency oltre il 160% (è al 169%), le cessioni (4 miliardi di euro) e la generazione di cassa (free surplus sopra i 2 miliardi). Le promesse sono state mantenute e grazie al rafforzamento del capitale, senza fare ricorso ai soci – come ha puntualizzato Greco – il vincolo del payout entro il 40% è venuto a cadere e il gruppo salirà oltre tale soglia a partire dal 2015. Dove sarà fissato il nuovo riferimento per la remunerazione degli azionisti? Lo stato maggiore del Leone ieri ha dribblato tutte le domande in materia e non ha dato dettagli, rinviando alla chiusura dell’esercizio. Dipenderà del free cash flow netto, ha detto Greco. “Sarà fissato nel corridoio tra utile e cash flow”, ha precisato il cfo Alberto Minali. La generazone di cash che il gruppo conta di rafforzare ulteriomente sarà comunque uno dei capitoli del nuovo piano.

NIENTE ACQUISIZIONI
Non sembra esserci invece spazio per acquisizioni. “Il nuovo piano non ne prevede”, ha tagliato corto Greco, spiegando che il gruppo sta “lavorando a un piano di crescita organica in cui saranno valorizzate le parti di Generali che sono state rafforzate”. Il focus resta europeo: “ci interessano – ha ammeso il capo azienda – anche i mercati extra-europei, ma per il portafoglio che abbiamo, dobbiamo e riusciamo a crescere in Europa. L’Italia guida questa crescita, anche la Germania si comporta molto bene e altri Paesi europei hanno risultati ottimi”. Così come non rientra negli attuali programmi un eventuale voto plurimo, né la vendita di altre quote di Banca Generali (“abbiamo un forte legame, è un business ben gestito e redditizio”). Capitolo chiuso invece la presenza in Intesa Sanpaolo.