Gioielliere ucciso a Roma, spunta un complice. Dai video sembra possa esserci un uomo che avrebbe atteso il rapinatore fuori dal negozio per facilitarlo nella fuga

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Impronte digitali, tracce biologiche rilevate durante i sopralluoghi e telecamere di videosorveglianza. Sono diversi gli elementi in mano agli inquirenti che stanno indagando sull’omicidio di Giancarlo Nocchia, l’orafo massacrato mercoledì pomeriggio in via dei Gracchi, nel quartiere Prati. L’uomo è stato ucciso all’interno del suo laboratorio, conosciuto in tutta la zona, da un rapinatore che si è presentato con una parrucca nera di riccioli e occhiali. L’ha colpito al volto con un corpo contundente al primo tentativo di resistenza. Pochi minuti e poi la fuga col bottino, durante la quale ha seminato poco lontano uno degli astucci di gioielli Nocchia, scia che aiuterà gli investigatori a tracciare la via di fuga percorsa dall’uomo. Intanto continuano i rilievi dei Ris fuori e dentro il negozio, con pc e specifiche apparecchiature. Si mantiene il massimo riserbo sull’avanzamento delle indagini, ma alcuni particolari emergeono con forza a stringere il cerchio intorno all’identità dell’assassino. A quanto emerge dalle immagini delle telecamere ci sarebbe un complice. Un uomo che avrebbe atteso il rapinatore fuori dal negozio per facilitarlo nella fuga.

I PRECEDENTI
Inoltre, si cerca poi di capire se la vittima avesse già incontrato il suo carnefice. E qui abbiamo l’altro dettaglio rilevato da chi indaga: un numero anomalo di accessi sul sito internet della gioielleria, effettuati nei giorni precedenti alla rapina. L’idea è che il killer abbia “studiato” il negozio, forse per mostrare all’orafo di conoscere le sue creazioni e guadagnarsi così la sua fiducia entrando come cliente.

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