Giornata della Memoria, la Segre incontra gli studenti di Milano al Teatro degli Arcimboldi. “Rinunciando all’odio e alla vendetta sono diventata una donna libera”

dalla Redazione
Cronaca

“Mi ero nutrita di odio e di vendetta. Sognavo la vendetta, quando il mio carceriere buttò la pistola ai miei piedi, io la vidi e pensai ‘Adesso lo uccido’. Mi sembrava il giusto finale di quello che avevo sofferto. Fu un attimo irripetibile. Ma capii che non avrei mai potuto uccidere nessuno. Non raccolsi quella pistola, da quel momento sono diventata quella donna libera, quella donna di pace che sono anche adesso”. Si è conclusa così la testimonianza della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, nel corso di un incontro al Teatro degli Arcimboldi di Milano, in un’iniziativa in vista della Giornata della Memoria.

“Siete persone libere, dovete pensare con la vostra testa, non con quella di chi grida più forte”, una delle esortazioni rivolte ai giovani dalla Segre, che ha parlato anche dei viaggi della memoria organizzati ogni anno dalle scuole nei campi di concentramento: “Andrebbero fatti con lo spirito giusto, per cercare di partecipare un po’, per qualche ora, a quello che è stato. Si dovrebbe avere un po’ fame e un po’ freddo. Se deve essere una gita è meglio stare a casa”.

Nel racconto della sua esperienza, la senatrice a vita ha spiegato come gli internati sperassero di “morire sotto una bomba”, “ma nessuno si preoccupò, nessuno accettò di sapere la verità di quei campi. Ci fu l’indifferenza degli Alleati. Non vennero bombardate le ferrovie”. Poi a gennaio del 1945 “sentimmo gli aerei sopra di noi, e i nostri carcerieri erano sempre più nervosi”. E’ l’inizio della “marcia della morte”, in mezzo alla neve, sotto la minaccia dei soldati tedeschi: “Chi si fermava veniva ucciso. Capisci solo che devi camminare se vuoi vivere. Una gamba davanti all’altra. Cerchi di mangiare qualche cosa da terra, come un maiale, mangi la neve se non è sporca di sangue. Ce l’abbiamo fatta perché siamo fortissimi, siamo persone, vogliamo vivere”.