Giovedì a Roma il vertice del centrodestra sul Quirinale. Salvini: “Saremo compatti e determinanti”. E la Meloni ha già deciso: “Voto Berlusconi se conferma di volersi candidare”

Il vertice di centrodestra sul Quirinale si terrà giovedì a Roma. È quanto ha fatto oggi la segreteria della Lega.

Il vertice di centrodestra sul Quirinale si terrà giovedì a Roma. È quanto ha fatto oggi la segreteria della Lega, dopo l’annuncio dei giorni scorsi del leader Matteo Salvini. “Il centrodestra sarà compatto e determinante” ha assicurato lo stesso segretario del Carroccio. “Quando verrà il momento di parlare di Quirinale – ha aggiunto -, da gennaio in poi, porteremo il nostro contributo”.

SECONDO TURNO DI CONSULTAZIONI AL QUIRINALE, PRIMA GIORNATA

“Questa settimana conto di riunire il centrodestra – ha detto ancora – che è e sarà compatto e determinante, maggioranza nel Parlamento e maggioranza nel Paese. Nomi non ne faccio, perché mi sembra una mancanza di rispetto”. Con un secco “no” il leader della Lega ha infine replicato alla domanda sul, rischio di possibili spaccature tra gli alleati di centrodestra riguardo al nome, non condiviso, per la corsa al Colle del presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

“Il presidente del Consiglio sta dando uno standing unico al nostro Paese – ha detto, invece, a Repubblica il presidente della Regione Veneto Luca Zaia -, riconosciuto anche da Angela Merkel: i discepoli, a volte, superano i maestri. E dico due cose. La prima da governatore: la libertà d’azione che hanno avuto le Regioni e la stabilità di questo periodo sono merito della figura del premier. Draghi porta un valore aggiunto che altri non avrebbero. La seconda cosa la affermo da uomo del popolo: ho la percezione che la sua tifoseria voglia che resti lì dov’è, anche oltre il 2023″.

“Solo Draghi sa cosa vuole intimamente. Può decidere di non candidarsi per il Colle. E allora punto. Ma se si candidasse di certo avremmo due scenari – aggiunge Zaia -: i partiti dovrebbero garantirgli un’elezione al primo scrutinio, perché una soluzione diversa equivarrebbe a una bocciatura da parte della sua maggioranza. Lo scrutinio segreto non è irrilevante nel nostro Parlamento, al di là dei bei discorsi. Draghi rischia di entrare in conclave da Papa e uscirne da parroco di campagna. Né capo di Stato né premier. Con pregiudizio per l’Italia”.

Con Mario Draghi al Quirinale, per il governatore veneto sorgerebbe un serio problema: “Ci troveremmo senza premier nel bel mezzo di una pandemia. La situazione è delicata e a Draghi, cui è stato chiesto un sacrificio in piena pandemia, va il massimo rispetto. Mi spiace se nei suoi progetti c’è veramente il Quirinale. Ma nessuno, un anno fa, avrebbe pensato che il voto per il Colle sarebbe coinciso con una nuova ondata di Covid”.

Sulla ventilata candidatura di Silvio Berlusconi, Zaia conclude: “Queste sono dinamiche che verranno valutate all’interno del centrodestra. Mi rimetterò alle decisioni della coalizione. Mi auguro che il prossimo Presidente sia garante della Costituzione nella parte in cui riconosce le autonomie. Detto ciò, mi lasci aggiungere che spero che il centrodestra guidi il percorso di scelta verso una figura condivisa, che non venga fuori con un margine risicato dopo molte votazioni, come accaduto in passato”.

Mentre il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, parlando a Radio Radicale dell’elezione del presidente della Repubblica, ha dichiarato: “Io do per scontato che Mario Draghi resti a Palazzo Chigi. Il premier è stato eletto per affrontare un’emergenza sanitaria ed economica del Paese. E la sta affrontando bene. Anzi – ha aggiunto -, mi aspetto che sia lui a dire cosa intende fare nella conferenza stampa di mercoledì prossimo”.

L’esponente di Forza Italia ha spiegato: “Stiamo vedendo cosa sta accadendo sulla legge di Bilancio al Senato. Draghi sta affrontando bene queste difficoltà. Figuriamoci cosa potrebbe fare il suo successore. Il premier dopo Draghi forse non riuscirebbe nemmeno a mettere intorno al tavolo tutti i partiti. Ecco perché la scelta di Draghi mi pare scontata”.

“Voto Berlusconi se conferma di volersi candidare. Ieri non gliel’ho chiesto a telefono… Poi queste cose si discutono di persona” ha detto, invece, a Un giorno da Pecora la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Lui non deve guardarsi da Fratelli d’Italia – ha aggiunto -, dopo di che è un Parlamento particolare in cui e’ difficile capire cosa rappresentano i tuoi interlocutori. I 101 di Prodi al confronto non sono niente. Mattarella mi sembra abbia detto di no, non si possono forzare le persone. Dopo presidenti che vengono dalla stessa area, potremmo avere un Presidente che rappresenta la maggioranza di centrodestra”.

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