Ce lo chiede l’Europa: la scusa per il colpo di mano sulla Giustizia. Bruxelles non ha mai chiesto di modificare la legge Bonafede. La Commissione Ue vuole sveltire i processi. Ma non ha mai messo bocca su come farlo

ALFONSO BONAFEDE
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Far passare il colpo di spugna sulla riforma Bonafede, che blocca la prescrizione del reato dopo il primo grado di giudizio, nascondendosi dietro l’Europa. Il tentativo maldestro del governo è stato sostenere che la riforma della giustizia, secondo la Guardasigilli Cartabia, risponda a quanto ci chiede l’Ue. “Sulla durata dei processi il governo si gioca tutto il Recovery. Non solo i 2,7 miliardi del Pnrr destinati alla giustizia, ma i 191 miliardi destinati a tutta la rinascita economica e sociale italiana”. Per questo “chi si sottrae al cambiamento si dovrà assumere la responsabilità di mancare una occasione così decisiva per tutti”.

Questo è quanto il 10 maggio dichiarava la ministra, ma il faro acceso da Bruxelles ha sempre riguardato i tempi della giustizia senza entrare nel merito, in soldoni ha indicato la malattia ma non la cura. Il rapporto annuale della Commissione Ue, diffuso ieri, ha confermato la lentezza del sistema italiano: i dati, riferiti al 2019, evidenziano scarsi progressi rispetto al passato, con tempi di attesa che restano tra i più lunghi d’Europa, l’Italia figura tra i fanalini di coda e si stima siano necessari 400 giorni per la soluzione di cause civili, commerciali, amministrative e di altro tipo, in primo grado.

E il dato puro sulle controversie civili e commerciali in primo grado ci vede penultimi con oltre 500 giorni per la prima sentenza, e ultimi in Ue per le decisioni di terzo grado, con oltre 1300 giorni. La riforma Cartabia, che reintroduce la prescrizione è sì destinata ad accorciare i tempi, ma a che prezzo? E ancora, sulla lotta alla corruzione l’Europa non ha affatto bocciato la Bonafede. Tutt’altro: nel 2017 Bruxelles ha sostenuto che il termine della prescrizione ostacola la lotta contro la corruzione perché “incentiva tattiche dilatorie da parte degli avvocati” e il risultato è che “un’alta percentuale di cause cade in prescrizione dopo la condanna di primo grado“.

E quindi se “la questione non sarà affrontata, la fiducia dei cittadini e degli investitori nello Stato di diritto potrebbe diminuire”. Tre anni dopo, nel febbraio del 2020, la Commissione Ue diede addirittura la sua benedizione alla riforma Bonafede. “Una riforma benvenuta che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, cosa che è in linea con una raccomandazione specifica per il Paese formulata da tempo, è entrata in vigore nel gennaio 2020″, aveva messo nero su bianco Bruxelles.

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