Gli Usa chiudono con la crisi e tornano ad alzare i tassi. Il costo del denaro sale dopo nove anni di stop. Si parte con +0,25% ma si continuerà nel 2016

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Non succedeva da nove anni e per questo la decisione americana di tornare ad alzare il costo del denaro ha il sapore di un passo determinante verso l’uscita da quella crisi nata proprio negli Usa, con il crollo della Leheman Brothers. La mossa, ampiamente attesa, attendeva però il sigillo dell’ufficialità. Sigillo arrivato per voce della presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, che ha alzato i tassi di interesse dei Fed Funds dello 0,25%, portandoli quindi in una banda tra lo 0,25% e lo 0,50% dal precedente range tra zero e 0,25%.

I PROGRESSI
La stessa presidente della Fed ha sottolineato che questo rialzo “pone fine a un periodo eccezionale”, caratterizzato dalla crisi finanziaria e dalla più ampia recessione della storia. Se dunque si rialzano i tassi, questo vuol dire che gli economisti della Banca centrale americana hanno fatto i loro calcoli: una ripresa più solida e duratura è a portata di mano. La Fed questo l’ha detto chiaro: oggi si possono riconosce i considerevoli progressi dell’economia, che crescerà poco più del 2% a fine anno, e per questo il rialzo è stato definito “appropriato”. Sul lungo scenario però c’è di più. Nel comunicato che annunciava la decisione, la Banca centrale ha scritto di ritenere che “ci siano significativi miglioramenti nelle condizioni del mercato del lavoro, quest’anno, ed è fiduciosa che l’inflazione salirà nel medio termine al suo obiettivo del 2%”. Certo, restano rischi che per la Yellen dipendono “dagli sviluppi esteri”, in primis dal rallentamento dei mercati emergenti, con la crisi del dragone cinese in testa. Ma il senso è che gli Usa sono forti abbastanza. E tornando ad alzre i tassi si mette un argine al possibile scoppio di una gigantesca bolla monetaria. Per sostenere la loro economia, gli Usa hanno immesso da oltre cinque anni un’immnensa quantità di denaro nel sistema.

L’ATTESA
Gli osservatori e i mercati finanziari scommettevano ormai da tempo sull’innalzamento dei tassi da parte della Fed, per rompere il percorso discendente che aveva portato Ben Bernanke – esattamente il 16 dicembre di sette anni fa – ad abbattere i tassi nella fascia minima dello 0-0,25%, dalla quale non ci si era mai spostati. Perciò la prima reazione di Wall Street è stata euforica. E le novità non si fermeranno. La riunione della Banca centrale americana ha portato anche a delineare un percorso di innalzamento dei tassi “graduale” nel corso del 2016.

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di Gaetano Pedullà

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