Il blitz in Venezuela e la cattura di Maduro sembrano delineare una ‘Dottrina Trump’ basata sulla forza. Marco de Angelis, docente all’Università di Hagen, secondo Lei siamo di fronte alla fine dell’ordine internazionale basato sulle regole?
“Un ordine internazionale globale basato sulle regole non è mai esistito finora nella storia e questo è il nodo concettuale più importante che l’umanità dovrà sciogliere nei prossimi decenni. Nonostante ciò, nel corso del Novecento la barbarie dei due conflitti mondiali ha costretto la politica a creare l’ONU, il cui compito dovrebbe essere appunto stabilire e far rispettare tali regole valide a livello mondiale, ma si tratta di un’istituzione ancor oggi priva di potere esecutivo proprio rispetto alle superpotenze e agli Stati nazionali in generale. L’ONU può condannare a livello teorico azioni palesemente contrarie al buon senso del convivere internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite, ma a livello pratico non ha alcun potere d’intervento rispetto allo Stato che violi tale Carta. Ci troviamo in una situazione pericolosissima, in cui il potere militare è solo nelle mani delle superpotenze, le quali possono solo limitarsi reciprocamente, ma non c’è un potere superiore che le limiti. La politica internazionale di Trump non crea pertanto una situazione di mancanza di diritto, al contrario essa approfitta di una tale situazione preesistente”.
Dopo il Venezuela, la minaccia di un’azione militare per acquisire la Groenlandia ha sconvolto la Nato e l’Ue. Quanto conta il controllo dell’Artico?
“È chiaro che gli USA si trovano in una situazione economicamente disperata, per uscire dalla quale devono arraffare tutto quel che possono a destra e a manca. Hanno chiaramente provocato la guerra in Ucraina con il solo scopo di creare una situazione nella quale poter sabotare il Nord-Stream che gli toglieva clienti importantissimi del loro gas come la Germania e gli altri Stati europei. Sabotando il Nord-Stream, si sono assicurati per alcuni decenni delle entrate ingenti, stessa cosa con l’acquisto delle armi per un’Ucraina purtroppo costretta a combattere una guerra persa in partenza, solo per poter risollevare l’economia statunitense. In questo caso è stato il governo Biden a fare tutto, mentre il governo Trump ora non ha più alcun interesse a tale guerra, essendo stato raggiunto lo scopo primario, ossia il sabotaggio del Nord-Stream. Ciononostante, non basta quanto gli proviene dall’acquisto europeo del gas e delle armi, hanno bisogno di altra ricchezza per sopravvivere come potenza. È chiaro che non possono certo minacciare di prendersi le ricchezze della Germania o dell’Italia, di cui hanno bisogno come partner forti, ma si rivolgono contro i più deboli, le pecorelle un po’ isolate dal gregge, in questo caso la Groenlandia e la Danimarca. Non è tanto la ricchezza specifica dell’Artico a essere determinante, quanto il fatto che lì possono in qualche modo intervenire, senza per questo scatenare una reazione estrema. Gli strateghi che comandano alle spalle di Trump e gli danno le necessarie indicazioni, stanno individuando i punti deboli dello scacchiere mondiale, da depredare, quelli che non si possono difendere da soli. È semplicemente in atto una politica internazionale di rapina, che è del resto la costante della storia degli USA, sono sorti così, a spese dei poveri Indiani d’America, e sono nella propria essenza una superpotenza ladra”.
Su Venezuela e Groenlandia l’Ue continua a dimostrarsi timida e inefficace. Come mai?
“Gli Stati dell’UE sono colonie dirette (Germania e Italia) oppure indirette (Francia, Gran Bretagna) degli USA e quindi non possono che dire sempre di sì oppure al massimo un no pallido, quando proprio non se ne può fare a meno, come nel caso della Groenlandia. Anche in caso d’intervento militare degli USA in Groenlandia, l’UE comunque non muoverebbe un dito, non ne ha né la forza né soprattutto l’intenzione. Gli USA comandano in Occidente e in Europa, hanno le loro basi e in qualsiasi momento possono bloccare la vita civile degli Stati europei, sabotandone le strutture, come hanno fatto con il Nord-Stream. La Germania e l’Italia sono del tutto sotto la minaccia costante statunitense, non possono mai dire no, sarebbero sabotate nel giro di qualche giorno, non funzionerebbe più l’infrastruttura e tali Stati collasserebbero. Gli USA hanno nelle proprie basi i tecnici capaci di far crollare gli Stati europei da un giorno all’altro. Lo hanno fatto nel nord delle Germania subito dopo aver sabotato il Nord-Stream, infatti i tedeschi non hanno protestato, pur sapendo chi fosse stato. Un sabato mattina improvvisamente crollò per alcune ore il sistema ferroviario del nord della Germania. Fu un avvertimento americano, la Germania doveva accettare il sabotaggio del Nord-Stream, sua comproprietà, senza fiatare. I tedeschi hanno le mani legate come le abbiamo noi”.
Se davvero gli Usa occupassero la Groenlandia, in base all’articolo 42.7 del Trattato Ue sulla mutua assistenza obbligherebbe l’Europa a una risposta militare. Siamo pronti a un simile scenario?
“Come detto, siamo colonie e quindi troveremmo il modo per giustificare ideologicamente il loro intervento. Solo la Danimarca alzerebbe la voce, ovviamente senza alcun risultato pratico”.
Alla luce di tutto ciò, l’Ue può ancora considerare gli Usa come alleati?
“Gli USA sono i nostri padroni, non sono mai stati i nostri alleati”.
Siamo davanti a una nuova spartizione del mondo in blocchi come già vista ai tempi della Guerra Fredda, con gli Usa che esercitano con la forza la propria egemonia sull’occidente mentre la Russia prova a riaffermarsi in Asia? In tutto questo che ruolo ha la Cina e quale può avere l’Ue?
“Non è una nuova spartizione del mondo, è quella vecchia, non è cambiato nulla, solo che ora gli USA sono sull’orlo della bancarotta e stanno quindi approfittando del proprio ruolo di comando per sfruttare quanto più possibile le colonie. È un’accelerazione dovuta alla crisi americana, ma non una nuova fase storica. Siamo sempre nell’ambito di Yalta. La Russia, invece, è alla ricerca di una nuova identità, avendo superato la fase comunista, ma non diventerà certo uno Stato capitalista come quelli occidentali, quindi è alla ricerca di se stessa, mentre la Cina sta costruendo il proprio dominio economico soprattutto all’interno dei BRICS, che rappresentano il vero e proprio fatto nuovo della storia. Prima o poi l’Occidente e i BRICS entreranno in collisione e a quel punto, se non vorranno cadere nella trappola della guerra nucleare, dovranno dar vita a un nuovo ordine mondiale basato su di un vero diritto internazionale, con un’ONU che dovrà diventare un supergoverno mondiale, dotato di potere legislativo e soprattutto esecutivo. La storia universale va in questa direzione e se ne infischia di Trump, che oggi c’è, domani no, perché sta nascendo un nuovo ordine mondiale futuro, basato sul diritto autentico, da costruire e salvaguardare per assicurare la sopravvivenza dell’umanità in un mondo diventato ormai ‘villaggio globale’”.