Il Governo blinda il Green Pass. Chiesta la fiducia per zittire la Lega. Il tempo stringe e Draghi non vuole altri incidenti. Così ha stroncato sul nascere altri teatrini di Borghi & C.

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Altro giro, altra corsa: dopo la fiducia posta dal governo al testo del primo decreto Green Pass in Aula al Senato, sulla legge di conversione del Green pass bis la questione di fiducia è stata posta stavolta alla Camera. Il testo, approvato all’unanimità in Consiglio dei ministri lo scorso 9 settembre (leggi l’articolo), contiene l’estensione dell’obbligo della certificazione verde nelle scuole, nelle Università e per i trasporti a lunga percorrenza e vi è stato fatto confluire, durante l’esame in commissione attraverso un emendamento dell’esecutivo, anche il terzo decreto, ovvero il provvedimento che rende obbligatorio il Pass per chiunque acceda nelle scuole.

Oltre a imporre l’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori delle Rsa. Visti i tempi stretti per la conversione in legge il governo ha optato dunque per una nuova accelerazione, ponendo la fiducia – come comunicato ieri dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà – già dalla prima lettura alla Camera: sarà votata con la chiama per appello nominale a partire dalla quattro di questo pomeriggio, a seguire si svolgerà l’esame degli ordini del giorno, quindi il voto finale per poi passare all’esame del Senato ed essere convertito entro il 5 ottobre. Una decisione che serve anche a “blindare” il testo e a sterilizzare eventuali scorribande dell’ala barricadera della Lega, con il solito Claudio Borghi che, noncurante delle inequivocabili posizioni in merito dei ministri (Giorgetti in testa) e dei governatore leghisti, continua il suo show.

Il deputato – noto per le sue posizioni fortemente critiche sul certificato verde e che in occasione della conversione in legge del primo decreto tentò il blitz commissione Affari sociali a Montecitorio per stopparlo – anche ieri ha twittato, polemico: “In tanti, amici e nemici, non metabolizzano questa cosa che Salvini dal governo non intende uscire e vuole poter intervenire (poco se è da solo, tanto se non lo è) da dentro. Ragione o torto che abbia è così, quindi è inutile venire da me per protestare”. Un modo, insomma per fare un po’ di caciara.

Mal di pancia per il ricorso alla fiducia anche dalle opposizioni: “Prosegue la stagione delle fiducie che il sedicente governo dei migliori continua a porre sui provvedimenti che arrivano in Parlamento. Un abuso inaccettabile che sta diventando consuetudine: la Camera, ancora una volta, è impossibilita a esprimersi su un decreto che riguarda la vita di milioni di persone”, attacca il capogruppo di FdI a Montecitorio Francesco Lollobrigida, secondo il quale “in questo modo il Parlamento diventa un decretificio e si svuota del suo stesso ruolo”.

Critica anche Alternativa c’è (formazione nel quale sono confluiti ex M55): “Come si fa a votare la fiducia a un governo che non riesce a discutere e dialogare su provvedimenti così importanti per la salute e la vita degli italiani? Non tradiremo gli italiani votando questo scempio”, ha annunciato in Aula il deputato Raffaele Trano. In ogni caso, per la maggioranza anche stavolta non ci sarà nessun problema di numeri.