Grandi manovre sulle nomine di Stato. Ecco chi sono i veri mazzieri. Da Guerrini a Calenda passando per Rutelli

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Se vogliamo è l’altra faccia della delicatissima partita delle nomine di Stato. Del resto la scelta dei vari manager e consiglieri di amministrazione è solo l’anello finale di una catena che comincia altrove. Gli esperti di liturgia delle nomine li chiamano i “mazzieri”, cioè coloro che danno le carte. Perché una domanda importante, in vista dell’imminente valzer di poltrone, è proprio questa: chi avrà voce in capitolo nello scegliere gli uomini da collocare nei posti chiave? Domanda ancor più urgente nel momento in cui l’ex premier, Matteo Renzi, alle prese con le difficili evoluzioni del Pd, non sembra rivestire un ruolo così centrale. Su questo scacchiere, allora, sembra difficile non ricondurre una certa voce in capitolo al Quirinale. Qui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sempre tenuto un profilo istituzionale. Questo non vuol dire che non potrà interessarsi di qualche passaggio, magari affidandosi ad alcuni uomini di fiducia, tra cui Simone Guerrini, non solo direttore dell’ufficio di segreteria del Colle, ma in passato capo della segreteria di Mattarella quando quest’ultimo era ministro della Difesa.

Curriculum – Di più, perché nel recente passato del pisano Guerrini, amico di vecchia data di un altro pisano doc come Enrico Letta, c’è una lunga esperienza nel gruppo Finmeccanica, prima come direttore affari istituzionali e internazionali di Selex Es, poi come direttore affari istituzionali dello stesso colosso dell’aerospazio. Ragione sufficiente a prospettare un ruolo importante per Guerrini, magari proprio nell’individuazione dei futuri vertici di Finmeccanica, dalla quale è in uscita l’Ad Mauro Moretti (colpito di recente dalla sentenza di primo grado sulla strage di Viareggio). Altro profilo che molti osservatori inseriscono nella categoria dei “mazzieri” è quello di Carlo Calenda. Il ministro dello Sviluppo economico da mesi sta portando avanti un lavorìo sottotraccia per ritagliarsi un ruolo di rilievo in tutti i sensi. Ha stretto un buon rapporto con quella parte del Pd che più si richiama all’ex segretario, Pier Luigi Bersani, che è stato uno dei suoi predecessori proprio al dicastero dello Sviluppo, dove diversi funzionari di vertice ancora oggi vengono inquadrati come bersaniani. In più Calenda, con un’uscita che ha spiazzato molti, di recente ha aspramente criticato la gestione dell’Alitalia, la disastrata compagnia presieduta dal suo “padrino” politico, ovvero Luca Cordero di Montezemolo. Dal 2004 al 2008, infatti, l’attuale ministro è stato al fianco dell’ex presidente della Ferrari alla guida della Confindustria. Ed è stato tra gli animatori del pensatoio montezemoliano Italia Futura. Inoltre pare che Calenda stia interloquendo anche con il fronte berlusconiano. Insomma, sembra destinato a contare molto in alcune partite delle nomine pubbliche, soprattuitto quelle del settore energetico.

Gli altri – Altro “mazziere” potrebbe essere Francesco Rutelli, in questo caso “padrino” politico del premier Paolo Gentiloni. Il quale, all’epoca, è stato portavoce e assessore dell’ex sindaco di Roma. A quanto pare in queste ore diversi aspiranti manager pubblici stanno chiedendo “consiglio” a Rutelli. Nel paniere, però, non si possono non menzionare Dario Franceschini e Massimo D’Alema, entrambi intenzionati a contare nella partita. E c’è anche chi fa il nome di Gianni Letta, storico plenipotenziario di Silvio Berlusconi, che in questa fase di incertezza potrebbe tornare a giocare un ruolo di grande rilievo sullo scacchiere delle nomine pubbliche.

Twitter: @SSansonetti

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