Il Green Pass ha dei limiti. L’obbligo per tutti è da rivedere. Parla l’ex ministro M5S alle Infrastrutture Danilo Toninelli: “Ha ragione Beppe Grillo: servono i tamponi gratuiti”

Green Pass Toninelli
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Oggi entra in vigore l’obbligatorietà del Green Pass (leggi l’articolo) per tutti i luoghi di lavoro e non si placano le proteste. Senatore M5S Danilo Toninelli (ex ministro delle Infrastrutture) è stata una decisione giusta imporre il certificato verde per tutti?
“Il decreto che ha introdotto l’obbligatorietà del Green Pass per i luoghi di lavoro va decisamente migliorato. Lunedì presenteremo una serie di emendamenti che prevedono, in sostanza, di escludere dalla platea di chi è obbligato ad avere il Green Pass per lavorare tutte le categorie di operatori che svolgono attività all’aperto o singolarmente: e dunque autotrasportatori, edili, agricoli o chi lavora da casa, in smart working. Ma vorrei chiarire una cosa”.

Prego.
“Io e il M5S siamo a favore dei vaccini e del certificato verde. Ma un Green Pass così trasversale, rivolto a tutti, creerà criticità che forse non erano previste e che sono difficili da gestire. Noi oggi interveniamo per dare una mano al Governo, riducendo la platea di chi deve presentarlo. Riteniamo peraltro che debbano essere esentati dall’esibire il Green Pass anche coloro che hanno un livello di anticorpi tale che non necessitano il vaccino. A stabilire tale livello dovrebbe essere il ministero della Salute”.

Beppe Grillo ha proposto che sia lo Stato a pagare i tamponi ai lavoratori non vaccinati (leggi l’articolo). Cosa ne pensa?
“Credo che con oltre l’80 per cento della popolazione vaccinata e con la bassa percentuale di lavoratori non immunizzati sia una proposta generosa e necessaria quella di Grillo. Generosa perché se da una parte è comprensibile la lamentela di chi ci dice ‘io mi sono vaccinato e non capisco perché debba pagare il tampone a chi non l’ha fatto’, dall’altra è migliore questa soluzione che vedere tumulti e tensioni dentro e fuori i luoghi di lavoro. In questo caso noi abbiamo tre emendamenti pronti sui tamponi. Il primo, che ancora non sappiamo se depositeremo perché è soggetto alla sintesi politica che dovrà operare il nostro presidente Giuseppe Conte, riguarda la gratuità dei tamponi per tutti. L’altro prevede tamponi gratis per gli incapienti. Il terzo punta a calmierare ulteriormente il costo dei tamponi fissandolo a 8 euro”.

La circolare del Viminale per contenere le proteste degli operatori portuali, soprattutto quelli di Trieste, avevano suggerito alle aziende di pagare i tamponi ai lavoratori.
“Non ritengo sia una strada percorribile anche perché dipende dalle singole scelte dei datori di lavoro. Ma con i nostri emendamenti portuali e autotrasportatori sarebbero salvi. E c’è anche un altro elemento da considerare”.

Prego.
“È necessario soprattutto nel settore dei trasporti su gomma prevedere la validità dei vaccini fatti in paesi stranieri come lo Sputnik che a oggi in Italia non vengono riconosciuti”.

Oggi si terrà l’udienza preliminare per l’ex ad di Aspi e Atlantia, Giovanni Castellucci, e altri 58 indagati. Cosa si aspetta?
“Già è un senso di giustizia vederli indagati. Per quello che riguarda il giudizio politico sulla loro gestione ci sono gli elementi per poter dire quanto sia stata fallimentare la gestione delle Autostrade da parte dei Benetton. Ma vorrei politicamente far notare come si stia andando in direzione contraria all’impostazione che si era data col decreto Genova. Il decreto Giovannini del 28 settembre fa due cose sconcertanti. La prima è la proroga fino alla fine di quest’anno dell’obbligo per i concessionari di presentare il piano economico e finanziario. Vale a dire che oggi i Benetton stanno usufruendo delle regole ante decreto Genova, ante Toninelli che inserivano un sistema tariffario che aumentava i controlli, la manutenzione e operava una rivoluzione per i pedaggi. La seconda cosa è che prorogano per due anni anche ai subconcessionari dei rifornimenti oil e non oil, ovvero carburante e alimentari e ristorazione. E come scusante per le proroghe si usa la crisi Covid benché i bilanci dei concessionari non abbiano sofferto economicamente le conseguenze della pandemia. Dopo oltre due anni e mezzo dall’approvazione del decreto Genova non è stato attuato nulla di tutto quello che quel testo prevedeva. Stanno smantellando tutto quello che ho fatto io e questo provoca amarezza perché avevamo l’occasione di attuare un sistema più equo. I concessionari sono tornati ancora una volta più forti dello Stato”.

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