Grillo cala la cinquina, ma è caos nel Movimento

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di Lapo Mazzei

Se le parole hanno un senso, quelle usate per tratteggiare quanto sta avvenendo dentro e fuori il Movimento 5 Stelle non solo sono pesanti come pietre ma rimandano a passaggi della storia tutt’altro che rassicuranti. Il termine dominante, infatti, per spiegare l’operazione voluta da Beppe Grillo è “direttorio”. Con quella parola “si definisce l’organo posto al vertice delle istituzioni francesi nell’ultima parte della Rivoluzione, ossia nel periodo cosiddetto del termidoro, che pose fine al terrore dell’anno II”. La Rivoluzione francese non fu un passeggiata, e le teste tagliate non furono un gioco di società. Insomma, c’è davvero del metodo nella follia di Grillo oppure siamo solo all’inizio della fine di una storia nata contromano e finita fuori strada o, almeno, su un binario morto? Difficile dare un termine ultimativo al quadro composto dalla strana coppia Grillo&Casaleggio dato che senatori e deputati sembrano essere pervasi da una sorta di ballo di San Vito, ma la sensazione che i due leader del Movimento stiano proponendo agli italiani l’ennesima, quanto inutile, sceneggiata pur di restare a galla.

IL VOTO DELLA RETE
I fatti, dunque. La rete ha approvato il direttorio proposto da Beppe Grillo per la guida del M5s. Sul blog del comico hanno partecipato alla votazione 37.127 iscritti e ha votato sì il 91,7% (34.050 voti), ha votato no l’8,3% (3.077 voti). I nomi proposti erano quelli di Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Il capo ha scelto di mollare e lo stesso capo ha scelto chi dovrà guidare il Movimento. Caso chiuso? Macché, questo è l’inizio. Trenta, forse addirittura quaranta tra deputati e senatori cinquestelle dissidenti. Una pattuglia nutrita che potrebbe anche giocare un ruolo determinante negli equilibri interni al Parlamento e soprattutto in vista delle elezioni del prossimo presidente della Repubblica. E’ questo uno dei risvolti inattesi della crisi parlamentare del M5S alla quale nel palazzo molti guardano con interesse: sciolti dal vincolo delle “quirinarie”, il voto online sul blog di Grillo per decidere il candidato pentastellato al Quirinale, come si comporteranno i “fuoriusciti” a cinque stelle? Una domanda al momento senza risposta anche perché – al di là della presa di distanza dall’ex comico genovese per le ultime espulsioni e della rivolta interna per la nascita del direttorio fortemente voluto dalla Casaleggio Associati – i dissidenti non sembrano ancora essersi organizzati. Anzi, il “collegio di cinque garanti” imposto da Milano sembra aver anticipato le possibili mosse dei dissidenti: di fatto, mette un “tappo” alle loro aspirazioni di “scalata” al vertice del movimento. Unica controindicazione dell’operazione dello staff milanese è rappresentata dall’allargamento della protesta anche ad una parte di fedelissimi grillini che non gradiscono la scelta di affidare il “direttorio” a Di Maio, Di Battista, Fico, Ruocco e Sibilia.

LA STRATEGIA DEI DISSIDENTI
La nascita del nuovo “politburo” pentastellato sta spingendo molti a rivedere le proprie posizioni di fiducia cieca nei confronti di Grillo. In questi giorni si susseguono a ritmo incessante le riunioni a casa di un deputato ribelle a pochi passi dalla Camera. A destare sorpresa nel corso di uno di questi riservatissimi incontri è stata la presenza di uno “spin doctor” che avrebbe anche illustrato una strategia per “uscire allo scoperto”. Ma il vero “punto di non ritorno” sarà l’assemblea organizzata per il 7 dicembre a Parma dal sindaco Federico Pizzarotti, una riunione che ormai appare l’evento costitutivo di una corrente interna al M5s.

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