Gruppi parlamentari spreconi. Il Pd ha speso 1,4 milioni per gli spot al referendum costituzionale, dai 5 Stelle consulenza d’oro a De Masi

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Dal Pd che ha speso 1,4 milioni per la campagna referendaria del 4 dicembre, ai 5 Stelle che hanno invece investito un corposo budget in comunicazione e in consulenze ad hoc, come quella garantita al sociologo Domenico De Masi, fino Forza Italia che continua a finanziare ormai da anni un progetto commissionato alla Vodafone – “Progetto Comunicazione” – per creare un sistema telematico di collegamento (con tanto di app) tra uffici parlamentari, partito e deputati. E nel mezzo convegni, le spese più svariate, a cominciare dai tanti e tanti sondaggi commissionati per capire se la direzione seguita dal partito sia vincente o meno a fini elettorali. È questo il quadro che emerge dalle rendicontazioni dei gruppi parlamentari per l’anno 2016 e inserite negli allegati del bilancio 2016 della Camera, approvato dall’ufficio di presidenza e ora al vaglio dell’aula di Montecitorio. Insomma, andando a spulciare bilanci e relazioni dei vari gruppi parlamentari, non mancano curiosi capitoli di spesa. Vediamoli assieme.

Occhio al rosso – Partiamo dal più corposo gruppo parlamentare, quello del Pd, che nel 2016 ha goduto di un finanziamento di 14,4 milioni di euro, speso quasi interamente per pagare i 148 assunti dal gruppo, tra impiegati, funzionari, dirigenti e giornalisti (oltre 10 milioni). Abbondano poi studi e convegni che in alcuni casi si sono risolti nella visione di un film, come nel caso di “Zangheri – Il sindaco professore”, proiettato nell’Auletta dei Gruppi e che pure è costato 4mila euro. Ma, come detto, è l’esborso per la campagna referendaria che spicca: 1,4 milioni di euro. Ci si sarebbe aspettato che la spesa ricadesse sul partito guidato da Matteo Renzi, e invece no: meglio usufruire del ricco piatto di finanziamento pubblico. Esattamente come capitato anche per le indagini demoscopiche, per cui sono stati spesi altri 140mila euro. Senza dimenticare le tante campagne propagandistiche, come quelle portate avanti dopo le leggi di Stabilità 2016 (per 104mila euro) e 2017 (197mila euro), o quella sui (presunti) risultati raggiunti dall’allora Governo Renzi, con manifesti ah doc (“Era un impegno, ora è una realtà”, recitava lo slogan) affissi nel circuito “Centostazioni” (altri 104mila euro). Ma la vera voce che sorprende è senz’altro quella dei debiti: sembrerà strano ma il gruppo Pd, a leggere la rendicontazione, ha accumulato tra spese varie debiti per 2,3 milioni di euro, contratti con fornitori (391mila euro), istituti di previdenza (699mila) e lo stesso personale (911mila euro).

Pure Italia a 5 Stelle – Il Movimento 5 Stelle, invece, nel 2016 ha cambiato radicalmente strategia, investendo nella comunicazione 435mila euro. Un bel cambio di passo se si pensa che l’anno precedente lo stesso capitolo di spesa ammontava a 72mila euro. A spiccare, poi, sono anche i 530mila euro che sono serviti per finanziare consulenze di ogni tipo, a cominciare dai 56.711 euro utilizzati per uno “studio-ricerca commissionato al prof. De Masi ed al suo team sull’evoluzione del lavoro post-industriale tra il 2016 ed il 2025”. E poi, anche qui, convegni di ogni tipo. Ed eventi. Ricordate “Italia 5 Stelle” tenuta l’anno scorso a Palermo? Bene, oltre alle donazioni degli attivisti, ha contribuito anche il gruppo parlamentare con circa 35mila euro. Infine, esattamente come per il Pd ma ovviamente in senso diametralmente opposto, spicca la campagna per il No al referendum: tra manifesti, pubblicità e l’evento conclusivo che si tenne a Torino il 2 dicembre alla presenza dello stesso Beppe Grillo, il gruppo parlamentare ha speso 354mila euro.

Forza Italia e Salvini – Il gruppo parlamentare di Forza Italia, invece, ha ricevuto da Montecitorio nel 2016 2,5 milioni, anche in questo caso utilizzati quasi esclusivamente per pagare i dipendenti (32), ma spiccano anche i costi per i canonici sondaggi (per 80mila euro) e per il “Progetto Comunicazione”, già ricordato prima, interno ai deputati (altri 61mila euro). Curioso, infine, il dato della Lega Nord di Matteo Salvini: nel 2016 per la comunicazione istituzionale il gruppo ha speso zero euro. In certi casi meglio star zitti.

Tw: @CarmineGazzanni

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