La giustizia italiana non ha violato il diritto a un equo processo, così come non c’è stata violazione della presunzione di innocenza nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo che 12 anni fa condannò la Fininvest al maxi-risarcimento alla Cir di De Benedetti per il Lodo Mondadori. A stabilirlo, ieri, la Corte europea dei diritti dell’Uomo (Cedu), alla quale Fininvest e la famiglia Berlusconi si erano rivolte, dopo la sentenza sfavorevole della Cassazione del 17 settembre 2013, che condannò l’allora Biscione a pagare un risarcimento di 494 milioni di euro.
Cedu: giusto anche il valore del risarcimento
La Cedu, sempre ieri, ha inoltre stabilito che rispetto al risarcimento, “non ha riscontrato alcuna violazione della tutela della proprietà” e ha sottolineato che “l’importo del risarcimento era stato determinato sulla base di una valutazione del danno subito dalla Cir”. Unica (magra) consolazione per i Berlusconi è l’accoglimento delle tesi di Fininvest in merito al fatto che la Cassazione non abbia “motivato adeguatamente” la condanna al pagamento delle spese processuali. Stop.
La Guerra di Segrate
Si chiude così la cosiddetta “Guerra di Segrate“, lo scontro, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per il controllo di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, dopo che nel 1989 la Mondadori aveva acquistato l’Editoriale L’Espresso, La Repubblica, una catena di quotidiani locali e di importanti settimanali come Panorama.
La storia (giudiziaria) infinita, partita da una sentenza comprata
Per ripercorrere la lunga guerra, bisogna partire dalla sentenza del 1991 della Corte d’Appello di Roma sul Lodo Mondadori, sfavorevole a De Benedetti, che si scoprì (grazie alle rivelazioni della teste Stefania Ariosto) esser stata comprata, grazie alla corruzione del giudice Vittorio Metta, che ricevette da Fininvest 400 milioni.
La somma, per l’accusa, faceva parte dei 3 miliardi di lire che il 14 febbraio 1991, 20 giorni dopo la sentenza di Metta, dai conti esteri Fininvest “All Iberian” e “Ferrido” vennero bonificati sul conto svizzero “Mercier” dell’avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, e che poi vennero movimentati da Giovanni Acampora e Attilio Pacifico, fino a giungere a Metta.
A ottobre 2001 Previti, Pacifico, Metta e Acampora finiscono a processo per corruzione (pochi mesi prima Berlusconi era stato prescritto dal reato di corruzione semplice, grazie alla concessione delle attenuanti generiche). Il processo riguardava sia il Lodo Mondadori, che il caso Imi-Cir, perché i due fascicoli erano stati riuniti. In primo grado gli imputati vengono tutti condannati (tranne Filippo Verde), a pene tra gli 11 anni e i 4 anni e 6 mesi (siamo nell’aprile del 2003).
In appello però le pene vengono ridotte e arrivano anche alcune assoluzioni per il caso Lodo Mondadori (Acampora, Metta, Pacifico e Previti). Tuttavia la procura ricorre contro le assoluzioni e la Suprema Corte ordina un altro processo d’appello, che a febbraio 2007 ribalta il verdetto e condanna tutti gli imputati. Sentenza poi confermata dalla Cassazione nel 2007.
Il nodo del risarcimento miliardario dovuto da Fininvest
Chiusa la vicenda penale, si aprì quella civile, col Tribunale di Milano che stabilì che la Cir avesse diritto al risarcimento di 750 milioni da parte di Fininvest per il danno patrimoniale dovuto alla “perdita di chance”. In appello, nel luglio 2011, la Corte conferma la condanna, ma riduce il risarcimento a 564,2 milioni, che la Cassazione diminuisce ulteriormente ai definitivi 494 milioni.
L’epilogo con la Fininvest che non si arrende
Ieri l’ultima puntata dell’intricatissima vicenda, con Bruxelles che ha messo la parola fine. Forse, visto che i legali della famiglia Berlusconi non demordono. “Prendiamo atto della deludente decisione della Cedu, che non ha minimamente colto la forza e la fondatezza dei punti fondamentali dei nostri ricorsi”, ha commentato l’avvocato Andrea Saccucci, “Restiamo profondamente convinti di tutte le nostre valutazioni, a partire dal fatto che Silvio Berlusconi in Italia è stato vittima di una grave ed evidentissima violazione del fondamentale principio della presunzione d’innocenza, in quanto le sentenze italiane che in sede civile hanno deciso il risarcimento alla Cir hanno affermato fosse colpevole, mentre in sede penale era stato prosciolto già in udienza preliminare”.
“Non è un caso che la decisione della Corte sul punto non sia stata unanime (6 giudici contro 1, ndr). Quanto alla Fininvest – aggiunge il legale – restiamo convinti che le pretese di Cir al risarcimento non fossero in alcuna misura ammissibili. Ci riserviamo ogni più approfondita valutazione della sentenza anche ai fini di un ricorso dinanzi alla Grande Camera della Corte”.
Forse la Guerra di Segrate non è ancora conclusa.