Guerra freddissima tra Usa e Iran. L’ayatollah Khamenei contro Trump: “ha mostrato il vero volto degli Stati Uniti”

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Clima sempre più teso tra Stati Uniti e Iran, da quando Donald Trump è il nuovo inquilino della Casa Bianca. Il disgelo seguito all’accordo sul nucleare voluto nel 2015 da Barack Obama è ormai lontano. Ad alzare la voce oggi è Teheran: “Ringraziamo” Trump “perché ci ha aiutato a mostrare il vero volto degli Stati Uniti – ha detto la guida suprema dell’Iran ayatollah Sayyed Ali Khamenei nel corso di un incontro con i comandanti militari – abbiamo parlato della corruzione politica, economica, morale e sociale nel sistema dominante degli Usa per più di 30 anni, ma ora è arrivato questo uomo e durante e dopo le elezioni, apertamente e palesemente, ha rivelato tutto“. “Trump dice ‘abbiate paura di me’ – ha detto ancora Khamenei – il popolo risponderà a nelle manifestazioni del 10 febbraio (anniversario della Rivoluzione) e mostrerà la sua posizione di fronte alle minacce“.

Il punto di maggiore attrito è quello dell’accordo sul programma nucleare di Teheran raggiunto a Vienna tra l’Iran e il cosiddetto ‘5+1’ (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) il 14 luglio 2015, sul quale Trump è più volte intervenuto nelle ultime settimane. Se per il capo della Casa Bianca si tratta del “peggiore accordo della storia”, per Hassan Rouhani l’intesa “può diventare un modello di riferimento per negoziati analoghi e portare sicurezza e stabilità nella regione mediorientale”, ha detto il presidente iraniano durante la cerimonia di premiazione del Libro dell’anno a Teheran.

Non c’è da sorprendersi, dopo tutto. Più volt, infatti, Trump aveva promesso che avrebbe rinegoziato l’intesa una volta eletto: il 21 marzo 2016, nel suo intervento alla conferenza annuale dell’Aipac, il tycoon aveva annunciato: “La priorità numero uno sarà smantellare l’accordo con l’Iran”.

La tensione tra i due Paesi è aumentata a partire dal 27 gennaio, giorno in cui il presidente Usa ha firmato il controverso ordine del giorno che blocca per tre mesi l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di 7 Stati a maggioranza musulmana, tra i quali l’Iran.

Tutto culminato il 3 febbraio: il Dipartimento del Tesoro ha annunciato nuove sanzioni contro Teheran: le misure metterebbero nel mirino 13 individui e 12 enti – alcuni basati in Emirati Arabi Uniti, Libano e Cina – coinvolti nello sviluppo del programma missilistico. L’accusa: favorire il terrorismo.

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di Gaetano Pedullà

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