La guerra del Veneto ai No vax. Test nelle Asl solo per i vaccinati. Stretta del governatore Zaia per l’impennata dei contagi. Tutti gli asintomatici dovranno pagarsi il tampone

scuola Zaia
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Parola d’ordine: non sprecare le forze per garantire il Green Pass a chi non si vaccina attraverso i tamponi. Questa la politica che alcune aziende sanitarie venete hanno deciso di adottare per sopperire alla carenza di personale sanitario denunciata dai sindacati di categoria: sarà dunque sospesa l’effettuazione dei tamponi per chi non rientra nelle categorie a rischio o non è sintomatico, dirottandole verso le farmacie e le strutture private.

Vita dura per i No Vax, visto che in questo modo si elimina di fatto la possibilità per chi non vuole immunizzarsi di tamponarsi nei Covid point pubblici ogni 48 ore per esibire il certificato verde sul luogo di lavoro. Ad iniziare dall’Ulss Euganea di Padova, fino alla Serenissima di Venezia e alla Scaligera di Verona, che hanno già recepito le linee di azione indicate dalla Regione, con l’indicazione ai direttori sanitari di rivedere l’offerta di prestazioni, “rivedendo i piani aziendali di recupero delle liste d’attesa” e concentrando l’impiego del personale nelle attività di contrasto alla pandemia.

“Con l’aumentare dei casi di Covid, ben nota a tutti, il carico di tamponi necessari a garantire la sanità pubblica è aumentato a dismisura – chiarisce l’assessora alla Sanità del Veneto, Manuela Lanzarin – e assorbe tutte le energie del personale delle Ulss e il tempo necessario per la processazione dei tamponi. Quindi si tratta di uno stato di necessità che non vuol comportare alcuna discriminazione, ma risponde unicamente alla necessità primaria di garantire la sanità pubblica. Peraltro, voglio ricordare, a chi vuole farsi un tampone senza motivi particolari, che vi sono in Veneto un migliaio di farmacie che garantiscono questo servizio oltre a tutti i centri privati di analisi”. Un modo come un latro per disincentivare il ricorso ai tamponi per agevolare la campagna vaccinale.

QUESTIONE DI PRIORITA’. Lo stesso presidente della regione Luca Zaia aveva lamentato qualche giorno fa che, nonostante il sistema sanitario regionale possa contare su 61mila dipendenti, non è in grado di garantire le attività ordinarie, l’attività di vaccinazione (il Veneto si è posto l’obiettivo di raggiungere le 40 mila vaccinazioni al giorno) e pure i tamponi a pagamento. Concetto che il governatore ha ribadito anche ieri ospite ad Agorà su Rai Tre: “In Veneto c’è un aumento preoccupante dei positivi, con i ricoveri triplicati nell’ultimo mese. La situazione non ci fa dormire sonni tranquilli”, ha spiegato, sottolineando però che i vaccini stanno facendo il loro lavoro, a parità di contagi quotidiani. Che ieri hanno toccato quota 2.873 casi, con un quarto dei ricoverati.

Di questi, quelli in terapia intensiva sono il 10% e il governatore ci tiene a sottolineare che l’83% non sono vaccinati e dunque non ci sarebbe una pressione ospedaliera che comincia ad intaccare le prestazioni se non ci fossero state tutte queste resistenze nei confronti dei vaccini. “L’ultima ondata di Covid ha portato con sé 500 mila prestazioni inevase. Il Covid fa danni diretti ma molti di più di indiretti”, ha lamentato.

I DATI. La priorità, in Veneto ma anche altrove, è quella di ottimizzare ed estendere le risorse dedicate alla vaccinazione (terza dose compresa): sul fronte immunizzazione l’Italia sfiora l’80% della popolazione che ha ricevuto almeno una dose di vaccino e negli ultimi 7 giorni sono aumentati i nuovi immunizzati ma, secondo la Fondazione Gimbe, ancora 6,8 milioni di persone e 2,6 milioni di over 50 sono senza alcuna copertura.

Leggi anche: Mandiamo al diavolo i No vax. L’editoriale del direttore Gaetano Pedullà.