L’hinterland romano è come la Sicilia. Trentuno arresti tra Ardea, Pomezia e Catania fermano il clan Fragalà. Il boss intercettato: “Qua comandiamo noi e basta”

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I carabinieri del Ros, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, hanno disarticolato il clan mafioso Fragalà, che agiva nell’area metropolitana romana e in particolare nei comuni di Ardea, Pomezia e Torvajanica. Trentuno gli arresti compiuti tra Roma e Catania. Il clan, sottolineano gli investigatori, “aveva determinato un pesante clima di intimidazione ai danni di commercianti e imprenditori locali, costretti a subire estorsioni attraverso attentanti dinamitardi e minacce”.

Nel corso dell’operazione, denominata “Equilibri”, è stato scoperto anche un consistente traffico di cocaina, marijuana e hashish, sostanze stupefacenti importate dalla Colombia e dalla Spagna grazie ad alleanze con gruppi criminali camorristici e siciliani. Sequestrate anche armi da fuoco ed è stato sventato un sequestro di persona, liberando l’ostaggio e arrestando gli 8 sequestratori; inoltre è stata rinvenuta e sequestrata una formula manoscritta di affiliazione mafiosa.

“Qua se c’è qualcuno che comanda sono i Fragalà e basta”, affermava, in una intercettazione citata nell’ordinanza cautelare, Ignazio Fragalà, ora in carcere. Nell’ambientale, che risale al 5 febbraio del 2016, l’esponente del clan mafioso attivo sul litorale romano afferma: “A Torvajanica abbiamo sempre comandato noi”. In un’altra intercettazione Santo D’Agata, esponente dello stesso clan, rivolgendosi a un commerciante: “Ti do un consiglio e cerca di ascoltare, non aprire la pasticceria! E’ meglio per te. Tu hai voluto scavalcare Ignazio. O ci dai le chiavi oppure puoi aprire però sappi che all’indomani in poi tutto quello che ti succede siamo noialtri. Io ti sto solo dando un consiglio, poi decidi tu quello che vuoi fare”.

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