L’Homo incertus del XXI secolo. Lo psichiatra Andreoli ci spiega l’insicurezza. Con un saggio generalista che però fallisce il bersaglio

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Delude e lascia molte perplessità l’ultima fatica letteraria fresca di stampa del noto psichiatra Vittorino Andreoli. Homo Incertus. Il bisogno di sicurezza nella società della paura (Rizzoli, pagg. 186, euro 18,50) è roboante e suggestivo solo nel titolo, perché subito si avvoltola, perdendo di coerenza e sapidità, in una congerie di lineamenti antropologici e sociologici che svariano da pareri che, sinceramente, anche la casalinga di Voghera, con intuito verace, sa di possedere nel suo striminzito bagaglio culturale, a uno schematismo da abbecedario del comportamento umano che risulta pleonastico e a volte stucchevole (abbiamo davvero bisogno che qualcuno ci spieghi con tanto semplicismo cosa è una “pensione” o una “polizza assicurativa”, come funziona in teoria un “pronto soccorso” o che cosa è il potere malefico del denaro e delle banche, o che ci metta in guardia dall’industria della bellezza e dai virus nei pc, o che ci ricordi la ben nota cattiveria di Hitler o il rischio delle bombe nucleari e dell’inquinamento ambientale?).

Sezioni intere come quelle finali che ricapitolano la cifra ontologica dell’essere al mondo e della condizione umana, probabilmente più cogenti e incisive, appare auspicabile che venissero messe all’inizio, mentre tutto il testo ruota intorno una circolarità metodologica, alquanto stressante per chi legge, che avvicina e miscela incessantemente temi economici, religiosi, filosofici, la razionalità e Dio, la scienza e la fede, i valori persi e le radici primarie del bios, i saggi consigli e le amare verità, un certo epicureismo alla buona e i macro-temi della modernità, dentro un calderone che fumiga e lessa un po’ tutto. Mancano letture complesse di questa benedetta “società della paura” di cui non si incastrano i legamenti nell’oggi e nel noi politico e storico di questo oggi. Manca un riferimento, che sia uno, ai condizionamenti dei mass media. Inutile cercare scenari urbani, riferimenti alla cronaca, precise colpe istituzionali, di leadership e di saperi dominanti.

Tutto è di una vaghezza epistemologica divorante nella sua esemplare genericità. L’instabilità dei soggetti è legata a timori primordiali – scopriamo -, e di questi si mette in evidenza che possono scantonare nelle farneticanti polarizzazioni amico-nemico, in getti di violenza, in maniacalità e in assenze di meccanismi di difesa intaccati dai regimi dell’ignoranza. Alla fine, onestà, rispetto, gioco, arte, bellezza, cultura, Caso e chi più ne ha più ne metta, vengono identificati come le cerniere del rassicuramento, poiché la securitas è vieppiù impossibile, sempre rinviabile per statuto. Benvenuti nel tabernacolo del pensiero liquido.