I disastri fiscali del governo: tra Irpef e regali agli autonomi

La relazione della Corte dei Conti evidenzia che l'82% dell'Irpef pesa su dipendenti e pensionati e la flat tax è un regalo agli autonomi.

I disastri fiscali del governo: tra Irpef e regali agli autonomi

Il peso dell’Irpef ricade quasi esclusivamente su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre la flat tax per gli autonomi riduce il gettito per lo Stato di circa 3,4 miliardi l’anno. Bastano due numeri, forniti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato della Corte dei Conti, per capire qual è il risultato delle politiche fiscali del governo. Il primo nasce dalla riforma tributaria in corso dal 2023, che ha prodotto diversi decreti e testi unici, ma nonostante questo rimangono “alcuni aspetti da definire in relazione, fra gli altri, alla revisione organica delle spese fiscali”, stimate in “circa 119 miliardi di mancato gettito (5,3% del Pil)”.

L’altro aspetto sottolineato è il “mancato perseguimento dell’equità orizzontale” dell’Irpef: l’imposta continua a gravare “quasi esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente e da pensione (82%)”, come sottolinea il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino. Ciò che viene sottolineato è anche la “progressiva erosione della base imponibile dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per effetto dell’espansione dei regimi sostitutivi e forfettari”.

Proprio il regime forfettario per le partite Iva conta oltre due milioni di beneficiari, con “un costo stimato in termini di minor gettito di circa 3,4 miliardi per il 2025, sensibilmente superiore alle previsioni originarie e con una progressiva crescita dei soggetti che si avvalgono del regime che è pari al 24,7% rispetto al 2019”.

Non solo Irpef e flat tax, dalla stabilità dei conti pubblici ai fondi Ue

Passando ai conti pubblici, la loro stabilità rimane esposta “a fortissimi rischio esogeni” che potrebbe portare a rivedere gli scenari economici. Resta l’esigenza di “mantenere il controllo sui conti pubblici” e di “garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche”- Bisogna ridefinire in maniera “rigorosa” le priorità di spesa, “inclusa la riprogrammazione di alcuni aumenti settoriali come quelli destinati alla difesa, pur mantenendo fermi i presidi a tutela dei redditi delle famiglie e della liquidità aziendale”.

C’è poi l’importanza degli investimenti del Pnrr, con una quota di spesa rilevante “destinata a slittare oltre il 2026”: circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure. Sempre in tema di fondi Ue, l’Italia è al primo posto in Europa per numero di frodi sui finanziamenti comunitari, con un danno potenziale di 28,71 miliardi, come emerge dalla memoria del procuratore generale, Pio Silvestri. Roma da sola “genera quasi la metà del danno economico complessivo contestato da Eppo a tutti gli altri Paesi dell’Unione”. Inoltre, in merito ai flussi finanziari, il Pg evidenzia che l’Italia è “beneficiario netto”, avendo ricevuto risorse per 44,39 miliardi contro i 19,93 miliardi versati nelle casse dell’Ue.