I furbetti dell’industria farmaceutica

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di Angelo Perfetti

Il meccanismo era complicato nelle modalità ma semplice nella sua definizione finale. Un costoso farmaco di un’azienda farmaceutica veniva proposto come migliore rispetto al suo omologo a basso costo di un’atra azienda. Quest’ultima ne traeva vantaggio in quanto aumentava le vendite, la prima invece ne traeva utili (in forma di royalties) in quanto azionista di una controllata dell’altra. Un gioco di scatole cinesi dove a perdere erano i consumatori (che spendevano cifre molto più alte rispetto a quelle che avrebbero potuto sborsare) e lo Stato, che si è ritrovato sul groppone un aumento della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale stimato in 45 milioni di euro nel 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno.

I controlli

Per questo sono finiti nel mirino dell’Antitrust i gruppi Roche e Novartis, ai quali è stata comminata una multa da 180 milioni di euro. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, i dei gruppi avrebbero stretto un accordo «anti-concorrenza» contrario al diritto antitrust comunitario, nel mercato dei farmaci per la cura di gravi patologie vascolari della vista creando una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis; presentando cioè il primo come più pericoloso del secondo e condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari. Avastin è un prodotto che è stato registrato per la cura del cancro ma dalla metà del Duemila è stato utilizzato in tutto il mondo anche per la cura di patologie vascolari oculari molto diffuse; Lucentis è un farmaco basato su una molecola simile a quella di Avastin ma è stato appositamente registrato (da Genentech negli Usa e da Novartis nel resto del mondo) per le patologie della vista fino a quel momento curate con Avastin. La differenza di costo per iniezione è significativa: Avastin ha un costo pari al massimo a 81 euro, mentre il costo di Lucentis risulta attualmente pari a circa 900 euro.

Le inchieste

Per la Procura di Torino, già nel 2012, si poteva ipotizzare il reato di truffa ai danni del servizio sanitario nazionale; ora sono stati i magistrati di Roma ad aprire un fascicolo, senza ipotesi di reato, sulla vicenda Roche-Novartis e i due farmaci Avastin e Lucentis. Al centro delle indagini la verifica dell’eventuale organizzazione di una campagna artificiosa diretta a sminuire l’efficacia del farmaco Avastin. In questo caso potrebbero configurarsi le ipotesi di reato di aggiotaggio e di turbativa del mercato.

Le reazioni

Sulla vicenda è intervenuta Sel, che ha chiesto, per bocca del deputato Sergio Boccadutri, il commissariamento dell’Agenzia per il farmaco, Aifa, ‘’che non ha vigilato’’, mentre Caterina Bilini, del Pd, ha sottolineato che “l’intervento dell’Antitrust contro il cartello di Novartis e Roche dimostra quanto i dubbi di tanti operatori fossero fondati”. Il Movimento 5 stelle sta valutando invece l’opportunità di presentare in Senato una mozione di sfiducia al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

La difesa

«Novartis respinge in maniera decisa le accuse. La decisione di Roche di richiedere o meno per Avastin l’autorizzazione all’immissione in commercio per l’indicazione oftalmica, che al momento non possiede, è stata assunta in modo assolutamente unilaterale. Roche – in un’altra nota – , dal canto suo «respinge con fermezza le conclusioni del procedimento condotto dall’Autorità Garante della Concorrenza, ribadisce che le accuse sono prive di qualsiasi fondamento e che ricorrerà in appello presso tutte le sedi deputate.

 

Costi standard, una chimera. Le Regioni spendono con un occhio alle clientele

Come è possibile che in Italia l’Asl di una determinata regione paghi un inserto tibiale 199 euro e un’altra 2.479, con una differenza del 1.145%? E come si spiega che una protesi all’anca in ceramica venga pagata in una regione 284 euro e in un’altra 2.575, con una maggiorazione dell’806%? Il nodo è proprio questo. Conta poco il fatto che il Servizio sanitario nazionale costi 100 o 110 miliardi di euro l’anno. I dati appena citati, messi nero su bianco un anno fa dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, dimostrano una cosa: i circa 100 miliardi  del Servizio sanitario nazionale vengono spesi male dalle Regioni. E quindi le risorse dei cittadini risultano ancora sistematicamente sacrificate sull’altare delle clientele, delle consorterie e della corruzione dilagante.