I gialloverdi marciano compatti. In Europa ma con altre regole. Il premier alle Camere. Più forte l’intesa M5S-Lega. Dialogo con Bruxelles senza cedere sul taglio delle tasse

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Nessuna crepa tra tecnici e politici. Neppure una frizione. I gialloverdi sulla risposta da dare all’Unione europea che vuole aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia, sostenendo che nulla è stato fatto per ridurre il debito, sono più che compatti. Tanto il Governo quanto la maggioranza parlamentare, dopo il dibattito svoltosi ieri alla Camera, hanno deciso di marciare uniti per restare all’interno dell’Ue, ma allo stesso tempo per convincere i potenti di Bruxelles a cambiare le regole, affinché l’esecutivo del cambiamento possa continuare a portare avanti le riforme necessarie a far ripartire il Paese.

IL PREMIER. Dopo l’incontro a Palazzo Chigi con i suoi vice e con il ministro dell’economia, Giovanni Tria, il premier Giuseppe Conte è intervenuto ieri mattina a Montecitorio. Un appuntamento atteso in vista del Consiglio europeo di oggi e domani. Necessario per trovare una posizione unitaria da mantenere a Bruxelles. Affatto spaventato dal voto sovranista alle ultime elezioni europee, che colloca l’Italia in minoranza all’interno dell’Ue e dunque in una posizione più difficile di quella in cui si trovava nella precedente eurolegislatura, il presidente del Consiglio ha ribadito che il Governo non ha mai messo in dubbio la partecipazione dell’Italia all’Unione, ma che i partner a suo avviso devono comunque tener conto della volontà di cambiamento espressa dai cittadini scegliendo forze contrarie all’austerity.

“Le istituzioni dell’Ue devono essere all’altezza della domanda di cambiamento emersa dal voto europeo in tutti i Paesi, anche se in modalità diverse”, ha affermato deciso Giuseppe Conte. Il premier ha poi ribadito che per il Governo l’Europa dovrà affrontare realmente il problema delle migrazioni, dei rimpatri e del contrasto al traffico illegale di esseri umani, senza continuare a scaricare tutto il peso dei migranti sull’Italia, e che allo stesso tempo, tanto per ribattere anche alle recenti critiche fatte all’Italia dall’Ocse, dovrà preoccuparsi di realizzare forme di salario minimo, oltre a incentivare investimenti pubblici produttivi, promuovere politiche ambientali per l’economia circolare, tutelare i prodotti agricoli, migliorare la cooperazione nel contrasto al terrorismo internazionale e al crimine organizzato e avviare una politica di difesa comune adeguata. Un manifesto sui punti che i gialloverdi intendono portare avanti a Bruxelles.

Il presidente del Consiglio ha quindi affrontato nel dettaglio il nodo della risposta da dare alla Commissione per cercare di evitare la procedura di infrazione. “I nuovi vertici europei devono essere all’altezza della posta in gioco nei prossimi anni. Soluzioni sono improcrastinabili e devono svilupparsi in una strategia nuova, che veda la crescita non più antitetica alla stabilità e la solidarietà non antitetica alla responsabilità”, ha dichiarato. Specificando che l’esecutivo è determinato a evitare la procedura d’infrazione, Conte ha quindi evidenziato che intende farlo senza stravolgere la politica economica intrapresa. Pronti dunque al dialogo, ma non a inginocchiarsi agli euroburocrati.

LA SCELTA. Parole chiare ed incisive. Un intervento di circa mezz’ora, a cui ha fatto seguito la risoluzione presentata dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, approvata a larga maggioranza, per impegnare soprattutto lo stesso Governo a “favorire uno spirito di piena collaborazione e dialogo con le istituzioni Ue, assicurando che venga preservata la sostenibilità delle finanze pubbliche in un quadro di non aumento e di progressiva riduzione della pressione fiscale, nel segno della sostenibilità sociale e senza manovre recessive”. Previsto inoltre l’impegno ad “adottare iniziative per porre in essere adeguate politiche economiche in cui venga coniugata da un lato la flessibilità economica per il rilancio degli investimenti infrastrutturali e dall’altro la diminuzione strutturale delle tasse sul lavoro, necessarie per la ripresa della produttività e dell’occupazione”.

Lo stesso ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ha poi aggiunto che sul taglio alle tasse l’intesa tra M5S e Lega è massima. “Magari qualcuno in Europa ha paura di un’Italia che cresce. Noi dobbiamo poter competere ad armi pari: alcune norme sono state studiate a tavolino per aiutare qualcuno a Berlino e a Parigi e fregare tutti gli altri”, ha rilanciato Matteo Salvini. La strada è tracciata. Pentastellati e leghisti marciano insieme.