I leader Ue possono fare la storia. Basta seguire le orme di Conte. Parla l’eurodeputata M5S, Gemma: “La partita non è chiusa. Sta crescendo il consenso in Europa per i bond comuni”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

La partita che ci attende il prossimo 23 aprile in Europa è molto delicata: nella riunione dell’Eurogruppo – e dunque di tutti i capi di Stato e di Governo europei – capiremo se la posizione italiana, favorevole ai bond comuni per affrontare l’emergenza coronavirus, avrà la meglio o soccomberà ai diktat olandesi e tedeschi. “Noi siamo fiduciosi”, dice l’europarlamentare Cinque stelle Chiara Gemma. “E lo siamo – spiega ancora – per due ragioni”.

Partiamo dalla prima.
Dalla Spagna alla Francia, dal Belgio all’Irlanda, c’è un largo consenso in Europa per misure condivise e improntate sulla solidarietà. Dobbiamo superare le resistenze olandesi e tedesche sull’opzione di bond comuni. Il virus colpisce tutti allo stesso modo e quindi è sacrosanto condividere i rischi legati al finanziamento per rispondere alla crisi. Se ci affidiamo invece a risposte nazionali come vorrebbero i sovranisti, sarebbero in primis i cittadini e le imprese italiane a uscirne svantaggiati perché pagheremmo interessi più alti rispetto ai nostri concorrenti olandesi e tedeschi. Con i bond comuni, invece, tutti partirebbero dallo stesso nastro di partenza.

La seconda ragione del suo ottimismo, invece?
A rappresentare l’Italia c’è Conte, un premier saggio, responsabile e consapevole dell’appuntamento che l’Europa ha la storia. Il primo tempo, quello giocato dall’Eurogruppo lo scorso 9 aprile, è finito in pareggio. Adesso tutti tifiamo per un goal di Conte.

Intanto la von der Leyen sembra aver aperto alla possibilità di avere dei bond per i Paesi più in difficoltà. Cosa ne pensa?
Prima di commentarla vogliamo approfondire questa proposta sui documenti ufficiali. La nostra posizione espressa durante il voto sulla risoluzione del Parlamento europeo è chiara: servono dei bond europei che prevedano la mutualizzazione del debito. Nutriamo dubbi su una risposta che preveda un aumento del contributo nazionale al bilancio europeo. L’Italia è d’altronde uno dei Paesi più colpiti dalla crisi, se in un momento di difficoltà ci venisse richiesto un contributo aggiuntivo all’Europa sarebbe una beffa. Ben vengano invece nuove forme di finanziamento del bilancio, molte di queste erano nel programma europeo del Movimento 5 Stelle.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, dunque?
Sì. Vogliamo vedere le carte. Ricordo che anche Sure era stato venduto come solidarietà, tranne poi constatare che si trattava di prestiti. Benissimo l’obiettivo, un po’ meno il metodo.

Il Movimento intanto pare deciso ad andare avanti nella sua battaglia ai paradisi fiscali. Perché quest’accelerazione proprio adesso?
In un momento storico in cui rischiamo di perdere milioni di posti di lavoro i paradisi fiscali sono incompatibili con la solidarietà che serve oggi all’Europa. I leader europei hanno oggi la grande opportunità di riscrivere le regole europee che in questi anni hanno causato troppe diseguaglianze.

Quali sono i Paesi in Ue che godrebbero di regole fiscali più vantaggiose? Sono gli stessi che finora si sono opposti ai coronabond?
Non sempre. Ricordo che Lussemburgo e Irlanda hanno cofirmato la lettera di 9 Paesi europei sui Coronabond. Dall’Olanda invece notiamo un incomprensibile irrigidimento rispetto alle richieste di maggiore equità che si levano da tutta Europa. L’Olanda ha beneficiato in questi anni della libera circolazione di capitali e merci attirando moltissime multinazionali, noi diciamo basta a questa concorrenza sleale proponendo un modello vincolante in tutta l’UE di tassazione unitaria delle multinazionali cosicché ogni multinazionale paghi le tasse dove produce e vende.

Crede che Conte debba ricorrere al diritto di veto se gli altri Paesi non dovessero cedere e rimanere sulle loro posizioni?
Spero che non si arrivi a questo, il nostro premier farà gioco di squadra con altri Paesi. Non siamo soli in Europa! Più che mai, in questi giorni, si deve ripartire dall’idea della storia come magistra vitae guardando al Piano Marshall – rievocato come motivo ispiratore del rilancio dell’UE – ma anche al “Piano Spinelli”, il padre fondatore della nostra Unione, che mirava a consolidare la solidarietà fra le giovani generazioni, uniche forze capaci di alimentare il sentimento di unione come effettiva e autentica opportunità di crescita e di sviluppo.