I pedofili stanati da una bamboletta virtuale

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Flavia Martelli

Hanno creato una Lolita virtuale, una bambina filippina di dieci anni battezzata ‘Sweetie’, e l’hanno lanciata in Rete scoprendo decine di migliaia di ‘predatori’ pedofili, pronti a pagare perche’ la ragazzina si lasciasse andare a atti sessuali davanti alla webcam. Uno sfruttamento che ogni giorno riguarda decine di migliaia di minorenni vere, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. L’iniziativa di costruire la trappola anti-pedofili e’ stata presa dalla Ong ‘Terre des Hommes’ che oggi l’ha resa nota annunciando per bocca del direttore della sezione olandese, Albert Jaap van Santbrink, di essere riuscita ad identificare “facilmente” oltre mille ‘predatori’ in 65 diversi paesi e che essi sono stati denunciati all’Interpol. L’iniziativa accompagna il lancio di una petizione per sollecitare i governi ad una azione di investigazione diretta sui pedofili attivi, andando cioe’ a colpire la ‘domanda’ del turismo sessuale via web.    Sul sito olandese di ‘Terre des Hommes’ e’ pubblicato il filmato che mostra la nascita di ‘Sweetie’, un modello computerizzato studiato per far apparire come reale la bambina di fronte alla webcam. Nel video si ricorda come, secondo le stime dell’Onu, in ogni momento del giorno in Rete siano presenti e attivi oltre 750.000 pedofili. In due mesi di attivita’, gli operatori di ‘Terre des Hommes’ sono riusciti a identificarne mille senza violare i loro computer ma semplicemente mettendo insieme, usando i social network e Google, i pezzi di informazione che i ‘clienti’ si lasciavano sfuggire durante la chat con la Lolita virtuale.  “Visto che tutto si svolge su internet, pensano che nessuno li guardi. Quindi e’ facile raccogliere le informazioni su di loro”, dice il responsabile del progetto anti-predatori, Hans Guyt. Scopo dell’iniziativa, quello di sensibilizzare l’opinione pubblica contro il “turismo sessuale della webcam”. Con van Santbrink che ha lanciato un appello alle autorita’ mondiali a fare di piu’. Noi, dice, con risorse limitate siamo riusciti ad identificarne mille in due mesi “ma con le risorse delle polizie se ne potrebbero facilmente scoprire centomila”.