I poteri forti decapitano Re Giorgio

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di Tina A. Commotrix per Dagospia

E’ soltanto un eufemismo parlare di “irritazione” del Quirinale per la pubblicazione sul Corrierone di alcune anticipazioni del libro di Alan Friedman (“Ammazziamo il gattopardo”, in uscita per Rizzoli) che lanciano un’ombra lunga e pesante sull’operato del capo dello Stato in occasione del ribaltone del novembre 2011 che portò all’uscita volontaria di Berlusconi da palazzo Chigi e all’arrivo del supertecnico Mario Monti.

Nulla di nuovo in verità, come vedremo, sul piano della ricostruzione di quegli avvenimenti che Dagospia bollò subito come “papocchio” Napolitano e che fecero gridare al “golpe bianco” Silvio Berlusconi ispirato dall’Europa tecnocrate.

Ma sul Colle più alto la prima domanda che si sono posti sfogliando le pagine del quotidiano milanese è stata questa: perché in una fase delicatissima della vita politica alle prese con il dualismo (infinito e irrisolto) Letta&Renzi e con una riforma elettorale che stagna alle Camere, il direttore Flebuccio de Bortoli va all’assalto di Re Giorgio già minacciato di impeachment dai grillini?

E perché la ricostruzione di quegli eventi è affidata alle confidenze del principale competitore del Corrierone, l’editore de “la Repubblica” Carlo De Benedetti, il quale a Friedman (una sua vecchia e cara conoscenza) rivela che già nell’agosto del 2011 Monti gli chiese consiglio in previsione di prendere la guida del traballante governo allora ancora nelle mani del Cavaliere nero?

Il che non è una grande scoperta. Sempre che in quella calda estate del 2011 l’Ingegnere non avesse smesso di leggere i giornali che arrivavano in edicola. A cominciare dalla sua “la Repubblica”.

Basta sfogliare i quotidiani del giugno 2011 (Monti sarà nominato senatore a vita il 9 novembre) per capire l’aria afosa e umida che tirava nel Paese e sul Quirinale senza accamparsi “scoop” fuori tempo massimo. E nel giugno di quell’anno il nome di Mario Monti come successore di Draghi in Bankitalia o, in alternativa, premier di un futuro gabinetto tecnico condiva ogni articolo o “pastone” politico. E a nessuno dei cronisti sfuggiva pure il nesso che nessun governo del presidente potesse nascere senza l’imprimatur di Re Giorgio e dei Poteri marci.

Lo stesso Gran Visir del Cavaliere Gianni Letta che teneva i contatti con il Quirinale, si lanciava in un forte riconoscimento pubblico della personalità di Monti a margine di un convegno sull’Europa: “Ti ringrazio per il richiamo alla responsabilità, quando hai detto che le prossime tre settimane saranno settimane chiave per l’Europa. Temo, che lo saranno anche per l’Italia”. (6 giugno 2011)

Un mese dopo, luglio 2011, era stato lo stesso Berlusconi fiutando l’aria che si respirava nei Palazzi del potere, a profetizzare la fine traumatica del suo esecutivo (politico) e ad agitare lo spettro di un gabinetto tecnico. “Vogliamo farmi fare la fine del governo Amato”, dichiarava il Cavaliere assediato a palazzo Chigi.

“Berlusconi sa che la crisi potrebbe essergli fatale. Sospetta che qualcosa comunque sia in movimento, che il precipitare della situazione potrebbe davvero aprire la strada a quel che Pisanu e Casini hanno già battezzato come governo di emergenza, che siano al lavoro per affidare le chiavi all’ex commissario Ue, Mario Monti”, è osservato tra gli altri da Carmelo Lopapa su “la Repubblica” di Mauro&De Benedetti.
Anzi.

In quell’estate e nel successivo autunno tutti i media – Corrierone capofila -, spingevano sul Quirinale per un forte e salutare ribaltone “tecnico” a palazzo Chigi. E che l’uomo della provvidenza imposto dall’Europa era il bocconiano Mario Monti.

Nel libro di Alain Friedman, senza nulla togliere al merito dell’autore che raccoglie preziose testimonianze dirette (Monti in primis), c’è soprattutto la conferma che l'”operazione Monti” fu pensata e studiata ben prima del “ribaltone” di fine anno.
Poi rifinita nei dettagli (istituzionali), da Re Giorgio con la nomina del professore a senatore a vita.

Va bene, allora, “lanciare” un libro edito dalla casa madre (“Rizzoli”) e fortemente voluto dal suo presidente, Paolino Mieli. Uno che d’intrighi di Palazzo se ne intende assai.
Altro è, politicamente parlando, dare l’impressione che il “Corriere della Sera” vada all’assalto del Quirinale che si oppone (ormai in solitudine) alle pretese di Superbone Renzi di mettere all’angolo il governo di Enrico Letta.

Come da settimane vanno reclamando in coro i Poteri marci. Un “voltafaccia” impensabile fino all’altro giorno da parte di Flebuccio de Bortoli sempre schierato dalla parte di Re Giorgio.
Tant’è.

Il volume “Ammazza il gattopardo” sarà presentato, mercoledì 12 (“Sala Buzzati”), dallo stesso Mieli, da Flebuccio de Bortoli e – a sorpresa -, proprio dall’ex banchiere Airone Passera il più sponsorizzato in via Solferino tra i possibili candidati-premier del futuro.