I “saggi” del Colle dividono la politica

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“Avrei difficoltà a sedermi ad un tavolo con queste persone immaginandole come saggi facilitatori”. Lo scrive su Facebook il capogruppo dei senatori del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, dopo l’annuncio, da parte del capo dello Stato Giorgio Napolitano, dei nomi dei componenti dei due gruppi di lavoro che individuino “proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea”. “È nata una ‘cosa’ strana – scrive Crimi – composta da parlamentari di tutti gli schieramenti salvo che del M5S (e meno male direi) e nessuna donna, che dovrebbe facilitare una specie di confronto tra le forze politiche, cercando di individuare le convergenze di programma. Ma non c’è già il Parlamento per questo?”.
Per Crimi i due gruppi costituiti dal presidente Napolitano sono “di fatto” una specie “di bicamerale di grandi intese di antica memoria ma vestita a festa… con qualche foglia di fico”. “L’unica cosa che conta – spiega il capogruppo dei senatori del Movimento – è che le commissioni inizino ad insediarsi (non sono neanche stati designati da parte dei partiti i membri) altrimenti tutti i disegni di legge rimangono lettera morta. Siamo pronti a presentare nelle sedi istituzionali previste i disegni di legge che diano attuazione ai primi 20 punti del programma, noi non facciamo la corsa a tirar fuori dai cassetti gli stessi disegni di legge di decenni, ma ogni nostra proposta sarà unica, frutto del lavoro di gruppo e del contributo che potrà venire dalla rete… Il nostro lavoro sarà organico e coordinato”.

“Con tutto il rispetto per il presidente Napolitano, di cui non metto in dubbio la buona fede, stiamo ripercorrendo gli stessi errori che hanno consentito la nascita del governo Monti”. Lo afferma Giorgia Meloni, deputata di Fratelli d’Italia. “L’idea che pochi tecnici non eletti da nessuno o pochi politici con idee contrapposte – spiega l’ex ministro – possano offrire soluzioni all’Italia senza ricorrere a dei compromessi al ribasso su ogni tematica, è un’utopia che abbiamo già pagato a caro prezzo nel corso dell’ultimo anno”. Per Meloni mentre “alcuni illustri accademici, tutti uomini e con almeno mezzo secolo di vita, disquisiranno amabilmente intorno ai problemi della nazione”, l’Italia “continuerà a soffrire sotto un governo Monti ‘ad libitum’. Della serie: fine pena mai”.
“Vorrei tanto sbagliarmi – aggiunge Meloni – ma ritengo che per evitare di perdere tempo prezioso la soluzione migliore sia la più semplice: una legge, una data. Ovvero: si voti il nuovo capo dello Stato il prima possibile, nel frattempo si produca una nuova legge elettorale capace di garantire governabilità alla coalizione vincente, e appena fatto si torni subito al voto. Anche nella prima metà di luglio. E magari approfittando di questo breve spazio parlamentare per affrontare alcuni argomenti generalmente condivisi come l’abbattimento dell’Imu sulla prima casa. Certo, ci toccherebbe ancora Monti per qualche settimana – conclude – ma non si può avere tutto nella vita”.

ONIDA, PRIORITA’ A RIFORMA ELELTTORALE
“È un tentativo che il capo dello Stato vuole fare per cercare di sbloccare la situazione tra i partiti che non riescono a formare una maggioranza. È un gruppo di lavoro, uno strumento e un supporto al fine di consigliare vie possibili per sciogliere i nodi irrisolti, e quindi favorire un’intesa. Speriamo che possa essere utile in questa direzione. Sul terreno economico è forse più facile raggiungere un accordo sulle urgenze vista la particolare situazione. Su quello istituzionale il primo obiettivo dovrebbe essere favorire un’intesa sulla legge elettorale, perché se si va allo scioglimento delle Camere bisogna andarci con un nuovo strumento” per evitare la “iattura” di una nuova “roulette russa”, dal momento che l’attuale legge “consente a chi vince la lotteria con un voto in più degli altri di prendersi tutto”. Lo dice in un’intervista a ‘Repubblica’ Valerio Onida, membro del gruppo di lavoro composto di ‘saggi’ sulle istituzioni nominato ieri dal capo di Stato Giorgio Napolitano.

“Non è una commissione – sottolinea Onida – ma un piccolo gruppo di lavoro che deve dare un ausilio per sciogliere nodi che la politica, i partiti, le forze in Parlamento sono chiamati a sciogliere, non essendo però ancora riusciti a farlo. Persone di diversa estrazione faranno approfondimenti utili perché la politica possa affrontare più facilmente quelle questioni. Non va enfatizzato il ruolo di questo gruppo perché non siamo chiamati a essere i salvatori della patria, ma dobbiamo solo dare un ausilio. Il vantaggio essenziale è che si parlerà di cose da fare, non di alleanze”.

“Non ci sono molte alternative.- fa notare l’ex presidente della Corte Costituzionale -. O si trova un’intesa perché un governo ottenga la fiducia delle Camere, oppure le Camere stesse dovranno essere sciolte, e non si può farlo prima che sia stato eletto il presidente della Repubblica. E sarebbe una iattura andare al voto senza aver riformato la legge elettorale. Questo a me pare un presupposto fondamentale”.

Sul dopo-voto che ha gettato il Paese in una situazione di stallo Onida dice: “Periodi difficili ce ne sono stati tanti, la singolarità di questo momento è che non si riesca a formare un governo. Questa è la conseguenza del voto. Cinque anni fa i risultati elettorali presentavano un panorama assai diverso in cui c’era una forte predominanza di due protagonisti politici di cui uno ottenne la maggioranza. Adesso non è così”. Quali tempi si prevedono per chiudere? “Immagino che dovranno essere molto brevi”, dice Onida.